Un Poeta al Risveglio, Gian Mario Villalta

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Si diceva che una festa era stare così,
con le braccia vicine, tutto il mangiare nei piatti,
il buio degli alberi, l’estate piena dei suoi rumori.
“Possiamo farlo ogni volta…”
Dalle parole sapore e parole dai sapori.
Le nuove serate insieme a tavola,
i progetti, le date… ci apparivamo migliori,
gli amici e noi, per prova
nel ricordo del dopo… una prossima volta
in questa prima accadeva, pensata, e pareva ripetersi
come non sarebbe più stata.

*
Posso aggiungere solo che incontro
sullo stradone ogni mattina
i pioppi, e uno per uno
fogliano lenti e insieme fanno il tempo.
Ogni giorno anche loro cambiano,
li indovino nel verde più intenso
(vorrei fermarmi, guardarli uno per uno)
e quando ritorno, ogni giorno, nell’altro senso,
li perdo – e allora penso: passano.

*
Quello che sento diventare è sapore
e distanza che si piega nella mente.
Il tiglio è adesso tiglio veramente,
ogni goccia di pioggia nel suo nitore
è pioggia e goccia infinitamente.

*
Ruotano intorno al noce le cinque case,
la terra dolce arata, la strada alta.
Anche i nuvoloni e il muro di pietre
ruotano dolcemente intorno al noce.
E chi si ferma a comprare dei fiori bianchi
sotto il tendone all’incrocio nel camper
intorno al noce ruota e non se ne accorge.
Viene a incontrarmi, calcolando il metro
del mio passo, la curva dello sguardo
fuori di me, il noce intorno ruotando.

*
Sono venuto qui a guardare gli alberi
anche se è buio. Vedo come si incurva
la terra e posso raggiungerla
dove l’erba falciata sbianca.
Sono i miei pensieri più antichi
i rami nel buio, la terra guardata.
In pensiero di casa