Coronavirus – ferma quasi tutta l’Italia industriale

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Le grandi fabbriche hanno sospeso la produzione tra ieri e oggi, dopo gli scioperi spontanei scoppiati nei giorni scorsi a macchia di leopardo, per chiedere misure di sicurezza anti-contagio. Tutto il tessuto produttivo del Veneto e della Lombardia e’ fermo, decine di aziende di medie e grandi dimensioni a Brescia, Bergamo, Cremona. Manifatture tessili fino al 20 marzo, da Biella a Novara, Vercelli e anche a Milano.

Ma ancora di piu’ e’ generalizzato il blocco della metalmeccanica e della metallurgia. Per tutti gli operai delle fabbriche che hanno fermato le macchine s’ipotizza un primo periodo di ferie arretrate, da smaltire in attesa dell’attivazione della cassa integrazione straordinaria prevista dal pacchetto “Cura Italia”. Il decreto legge prevede nove settimane di ammortizzatori sociali pagati dallo Stato, da fine febbraio fino a fine aprile. Il pacchetto di misure per il lavoro messo a punto dal governo per l’emergenza coronavirus si aggira sui 10 miliardi: una cifra che potrebbe non bastare per una fermata cosi’ estesa. Anche perche’ lo stop alla produzione industriale potrebbe innescare altri problemi nella filiera della logistica, con altre richieste d’indennizzo e cassa integrazione straordinaria. La crisi dell’autotrasporto potrebbe persino mettere in difficoltà gli approvvigionamenti, non soltanto delle imprese, ma della catena commerciale agroalimentare. I centri commerciali delle grandi citta’, del resto, gia’ cominciano a presentare i primi ritardi di consegna dei rifornimenti.

Leonardo mantiene le attività
Tutte le aziende del gruppo Leonardo- Finmeccanica hanno messo i lavoratori in sicurezza, adottando il protocollo varato dal governo e studiato insieme alle parti sociali, ma senza interrompere la produzione piu’ a lungo, quindi senza gravare sulle finanze pubbliche. Una scelta coraggiosa e responsabile. La sanificazione e’ in corso da ieri in tutti gli stabilimenti del gruppo pubblico, poi le commissioni tra sindacati e azienda verificheranno la possibilita’ di proseguire l’attivita’. Ha deciso uno stop solo di pochi giorni, per igienizzare gli impianti e riorganizzare gli ingressi e i servizi mense, anche la Marelli in Friuli Venezia-Giulia. Cosi’ alla Thales Alenia Space Italia e negli stabilimenti Whirlpool. Mentre nei 5 impianti Electrolux dove si voleva ripartire, i sindacati hanno proclamato oggi uno sciopero a oltranza per mancanza di requisiti di sicurezza.

Fca, stop fino al 27 marzo
Le societa’ di software, a partire da Ibm, si sono convertite allo smart working e vanno avanti cosi’. Quanto al resto delle industrie, si e’ fermato quasi tutto. Da Brembo alla Fincantieri di Marghera, da Lucchini a Selenia metalli. E poi molte fabbriche in Liguria e a Torino. Fca ha fermato tutti gli stabilimenti italiani fino al 27 marzo, da Nord a Sud, e persino quelli di Kragujevac in Serbia e Tichy in Polonia. Ferme dunque le carrozzerie di Mirafiori a Torino, ma anche gli operai di Pomigliano, Cassino, Grugliasco, Modena, Melfi. Soltanto la fabbrica Fca di Verrone ha deciso lo stop solo fino ad oggi, poi ci sara’ una nuova consultazione con le organizzazioni sindacali. Ducati ha preso una decisione analoga – il blocco – e cosi’ Maserati, Ferrari, Lamborghini, Feralpi, Scavolini, Perazzi, Novarossi, Tenaris, Luxottica di Milano.
Come si legge dalla mappa sul sito della Fiom Cgil, alcune fabbriche toscane come Laika (caravan) e Gkn (componentistica auto), che pure stavano valutando se fermarsi oppure applicare il protocollo messo a punto la scorsa settimana da governo e parti sociali per garantire la messa in sicurezza degli impianti e rallentare la produzione, hanno alla fine deciso di arrestare la produzione, mancando le forniture e le commesse di Fca. Ferme anche le linee di assemblaggio della Toyota Material Handling (carrelli e muletti), come del resto si ferma da domani anche lo stabilimento del gruppo Toyota in Francia, dove si produce l’auto Yaris.

Stabilimenti Fincantieri: si riparte il 29 marzo
Stop a tutti gli stabilimenti Fincantieri dal 16 al 29 marzo. Chiusa l’ex Ilva di Taranto e gli altri siti di ArcelorMittal a Genova e Novi Ligure. Stessa cosa per Ansaldo. Chiusa la Caterpillar in Emilia Romagna, mentre a Ravenna Icme (motori elettrici) e Roncuzzi si convertono allo smart working. Cosi’ fanno anche gli addetti del Nuovo Pignone, dove resta un presidio produttivo di 500 operai che continuano le lavorazioni a distanza di sicurezza. Soltanto Acciai Terni, dopo due giorni di sciopero e tre di sanificazione, all’alba di stamani ha ripreso a produrre, anche se in modalita’ molto rallentata. Anche in Campania cio’ che resta del tessuto imprenditoriale chiude i battenti, dall’Industria italiana autobus ad Avellino alla Tfa di Caserta.

A rischio la logistica
La fermata generalizzata rischia ora di riflettersi su tutto il comparto della logistica. Il rallentamento dell’export potrebbe aver contribuito alla crisi dell’autotrasporto merci, che al momento, pero’, appare piu’ un effetto della chiusura delle fabbriche. Il transito delle merci da e per l’Austria, la Francia, la Germania e la Svizzera non registra limitazioni. Per quanto riguarda la Slovenia, tutti i carichi provenienti dall’Italia possono scaricare le merci, ma i Tir in transito verso altri paesi (Ungheria e Croazia) vengono scortarti fino ai confini. L’ingresso nei paesi di destinazione e’ subordinato all’accettazione da parte delle rispettive autorita’. L’Ungheria, comunque, ha gia’ introdotto limitazioni. Agli autisti in ingresso viene misurata la temperatura e in presenza di febbre il carico viene bloccato, a meno che non ci sia un altro autista. Le procedure di controllo della temperatura generano ritardo, e pure l’organizzazione dei convogli da scartare necessita tempo. Ne consegue che il transito risulta rallentato ma non bloccato. Il confine in uscita dalla Slovenia verso l’Italia, infine, resta aperto.