Tutti i medici in città sono sotto assedio a cominciare dagli ospedalieri a quelli di continuità assistenziale, medicina di famiglia e del 118. Così come lo sono il personale infermieristico e tutti gli altri operatori sanitari. Negli ambulatori si adottano le stesse precauzioni di ogni altro esercizio commerciale, mantenendo la distanza di sicurezza tra un paziente e l’altro e limitando l’ingresso a una persona per volta. Fatto insolito visti gli assalti agli ambulatori negli orari di studio in situazioni normali.
I medici sono stati forniti di mascherine solo da qualche giorno e dopo insistenti richieste all’ASL. Il rapporto col paziente avviene, in questo caso di emergenza, soprattutto per mezzo di contatti telefonici e telematici attraverso cui rilasciano esami, certificati e prescrizioni di medicinali, evitando al massimo il contatto e mantenendo una fitta corrispondenza telefonica per monitorare sintomi, diagnosi e cure. Molti sono i casi di pazienti imprudenti che, prendendo sotto gamba le prescrizioni e gli atteggiamenti da adottare, aggravano il già precario quadro clinico. Altri stentano a capire l’importanza di trattenersi a casa, vedendo lontano il pericolo di contagio e riportando un comportamento superficiale. Una partita, una festa, una riunione, una passeggiata possono risultare fatali e al momento non c’è alcun antidoto valido al virus se non le norme di igiene approntate e l’isolamento nelle proprie case. A tal proposito “La polizia municipale sta presidiando costantemente la città, in particolare sul viale Europa e nei pressi del raccordo autostradale, e ieri sera ha fatto scattare una denuncia per un 60enne a spasso in villa comunale” come afferma l’ultimo comunicato del Sindaco Cimmino per evitare che le norme approntate siano eluse.
Nelle ultime ore sono molti quelli che, provenendo da altre regioni, chiedono informazioni sul comportamento da adottare al medico curante. Coloro che rientrano dalle regioni del nord, in seguito alla chiusura delle fabbriche, chiedono ai medici attestati di malattia. In questi casi, ovviamente, i medici di medicina di base o di guardia medica non possono acconsentire a produrre tale certificazione. La normativa vigente dice che, nel momento in cui si rientra da fuori regione, il paziente deve autodenunciarsi presso il Comando dei Vigili Urbani e solo dopo potrà chiedere, anche telefonicamente, il certificato per quarantena domiciliare obbligatoria per il Covid-19, così come previsto dal decreto ministeriale. Venerdì scorso, i medici di Continuità Assistenziale, già Guardia Medica, sono stati presi d’assalto da un considerevole numero di persone rientrate da altre regioni con richieste di certificazioni mediche, per cui sono intervenuti Carabinieri e Vigili Urbani per allontanare le persone dal presidio medico.

