Una lettera

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In questi giorni il ritmo quotidiano non è più lo stesso, il frastuono che sempre accompagna pare ormai lontano e un silenzio irreale ci fa compagnia.

È nel silenzio che affiorano le domande, quelle che si riesce a evitare perché il rumore avvolge tutti i pensieri.

Eppure il silenzio è sacro, è una presenza ingombrante che non si riesce a camuffare, perché è una potenza pura e non si può tacitare.

Nel silenzio ci si ritrova, si cercano risposte, si cerca di capire la direzione da seguire, si scopre la palude da dove si vorrebbe uscire, ci si ferma a pensare.

Ciascuno sente un richiamo nel silenzio e non può fare a meno di interrogarsi: giovani e meno giovani avvertono la mano del silenzio che sfiora la spalla.

In un post di ieri, una ventiduenne scrive del disagio di giorni non chiari, come quelli che stiamo vivendo, e chiede consiglio agli adulti affinché le indichino il modo per affrontarlo.

Sembra non sentirsi parte del gruppo dei coetanei descritti dai più, giovani senza mete legati all’attimo, d’altra parte non rientra nella schiera degli adulti con un’esperienza ricca di immagini e cartoline da ricordare.

Qual è l’appiglio a cui guardare? Chiede parole da ascoltare, che non siano solo quelle dei genitori, e ciò che la circonda crea spesso scompiglio senza fornire soluzioni.

“Vedo menefreghismo, una comunità passiva, persone che fanno cose perché devono andare un secondo lì. Vedo persone che se scendi un attimo con la mascherina a prendere il pane ti dicono ehi sei appena uscita dalla sala operatoria. NO.”

“Non ho voglia di accusare chi fa qualcosa di diverso da me. Vi chiedo solo in questo momento di farmi vedere come si fa ad affrontare questi momenti, rispettando le regole per il bene di tutti. Perché sì, forse tanti come me non avranno nulla a cui pensare, ma credete davvero che non ci importa di coltivare tutto ciò che avete piantato? Insegnateci, vogliamo imparare a rispettare il prossimo: siamo il vostro futuro.”

Cosa rispondere alla giovane? Personalmente non ho più vent’anni e mi sento bene nei miei di anni; non ne ho neanche tanti da potere guardarmi indietro e attingere alla saggezza dell’esperienza offerta da guerre o calamità epocali.

Eppure mi sento tirata in causa, in dovere di argomentare almeno il senso delle considerazioni che sono nate spontanee.

Cara Sibilla, mi piace chiamarti così ripensando alla Sibilla Cumana, da sempre i giovani hanno cercato risposte per placare le loro curiosità, ed è vero che oggi trovare oratori interessanti che abbiano tempo, voglia e attenzione per indicare un’alternativa da seguire, non ce ne sono molti.

Gli esempi spesso è meglio non seguirli e siamo tutti, proprio tutti in affanno, ma non tutto è perso.

Dove manca l’esempio, dove manca la parola, dove manca la saggezza, cerca tu uno spazio per trovare autonomamente le risposte.

Posso dirti che molte delle risposte che cercavo sono arrivate con l’esperienza, la mia, e quando qualcuno mi ha indirizzato troppo, ho pensato e parlato in un modo che in fondo non mi apparteneva.

Sei già fortunata ad avere dei genitori con cui confrontarti, il resto tocca a te farlo.

Cerca da sola chi può ispirarti, e leggi tanto, perché nelle pagine dei libri c’è sempre una risposta, un’idea, una scappatoia per costruire il tuo modo per stare in questo mondo che per quanto bislacco è il nostro.