Un Poeta al Risveglio, Valerio Magrelli

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Le bende, barbe delle piante, tenere
fluttuano giù nel basso
congiungendosi al morbido,
al cieco, all’intatto del fondale,
congiungendosi a me.
Giunche che sono terra, zattere,
lingue tremule al battere dei flutti.
La mia fondazione fu rituale
e insensata, e sorsi sul franare
e nacqui dal mancare
palafitta del nulla
palo nel nulla fitto.

*
Il bagno che allenta, che disfa,
scioglie,
ma perché sciogliersi
se io sono il nodo,
l’intreccio,
se io, nodo, sono
il fiocchetto

delle paure?


L’imballatore chino
che mi svuota la stanza
fa il mio stesso lavoro.
Anch’io faccio cambiare casa
alle parole, alle parole
che non sono mie,
e metto mano a ciò
che non conosco senza capire
cosa sto spostando.
Sto spostando me stesso
traducendo il passato in un presente
che viaggia sigillato
racchiuso dentro pagine
o dentro casse con la scritta
“Fragile” di cui ignoro l’interno.
È questo il futuro, la spola, il traslato,
il tempo manovale e citeriore,
trasferimento e tropo,
la ditta di trasloco.