La voce di un’infermiera come tante

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Cambiare prospettiva non è un’opzione, ma quanti giudizi sospesi e considerazioni banali, si potrebbero evitare.

La gestione di un possibile contagio da Coronavirus ha modificato bruscamente il nostro stile di vita, e quello che fino a ieri era considerato lecito è divenuto opinabile.

Lo sfogo social dell’infermiera Alessia Bonari colpisce, perché ci ricorda che chi si trova in prima linea ad affrontare quotidianamente qualcosa di potenzialmente pericoloso, non va sottovalutato; anzi va considerato quando si decide di adottare comportamenti altamente rischiosi non solo per sé stessi, ma anche per chi scelta non ha.

Parole che spingono a riflettere tutti, specialmente quelli che sembrano indifferenti alle esortazioni da chiunque provengano, mostrando insofferenza quando si è costretti ad aspettare il proprio turno per entrare in un negozio a fare la spesa, oppure quando l’ufficio dove ci si recava precedentemente senza avere alcun tipo di limitazione, ora eroga le prestazioni più lentamente o adottando restrizioni severe.

La parola chiave è rispetto per sé stessi e per gli altri, per il lavoro di chi sopporta un peso sicuramente maggiore rispetto al nostro.

“Sono un’infermiera e in questo momento mi trovo ad affrontare questa emergenza sanitaria. Ho paura anche io, ma non di andare a fare la spesa, ho paura di andare al lavoro. Ho paura perché la mascherina potrebbe non aderire bene al viso, o potrei essermi toccata accidentalmente con i guanti sporchi, o magari le lenti non mi coprono del tutto gli occhi e qualcosa potrebbe essere passato”.

“Sono stanca fisicamente perché i dispositivi di protezione fanno male, il camice fa sudare e una volta vestita non posso più andare in bagno o bere per sei ore. Sono stanca psicologicamente, e come me lo sono tutti i miei colleghi che da settimane si trovano nella mia stessa condizione, ma questo non ci impedirà di svolgere il nostro lavoro come abbiamo sempre fatto”.

“Continuerò a curare e prendermi cura dei miei pazienti, perché sono fiera e innamorata del mio lavoro. Quello che chiedo a chiunque stia leggendo questo post è di non vanificare lo sforzo che stiamo facendo, di essere altruisti, di stare in casa e così proteggere chi è più fragile. Noi giovani non siamo immuni al coronavirus, anche noi ci possiamo ammalare, o peggio ancora possiamo far ammalare. Non mi posso permettere il lusso di tornarmene a casa mia in quarantena, devo andare a lavoro e fare la mia parte. Voi fate la vostra, ve lo chiedo per favore”.