Gli insegnanti ci credono davvero nella scuola

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Blackboard with chalk and eraser

Una foto di una lavagna con sopra indicata la data dell’ultima lezione, è la foto postata da una docente del Liceo Scientifico “Paolo Giovi” di Como Valentina Romano, che riporta l’interruzione forzata delle lezioni a causa dell’epidemia legata al Coronavirus.

Un comunicato diretto ai suoi studenti nel quale sottolinea il cambiamento che ha stravolto l’esistenza di tutti.

“Non possiamo uscire ragazzi. I contagi aumentano e gli ospedali collassano. Ognuno deve fare la sua parte e starsene a casa, dimostrando responsabilità e senso civico”; queste le sue parole che sono diventate virali sui social.

La scuola in questa situazione di emergenza patisce la difficoltà di avviare lezioni on-line, possibili solo dove c’è la strumentazione e dove ci sono le possibilità familiari per connettersi da casa con un computer collegato a una rete Wi-Fi, a qualsiasi ipotetica figura che s’impegni in una lezione.

Eppure gli insegnanti ci sono, e sono pronti a mettersi a disposizione degli studenti che non possono perdere tanti giorni di studio.

Si sono attivati immediatamente con i mezzi di cui disponevano, cercando soluzioni concrete per permettere ai ragazzi di continuare il percorso di studi in una continua relazione virtuale.

Una scuola bistrattata con sempre meno fondi da disporre, che annaspa e si barcamena tra difficoltà quotidiane e calamità straordinarie, meriterebbe più rispetto.

Gli insegnanti stanno dimostrando di crederci sul serio in quello che non è solo un lavoro, ma una missione che richiede passione.

Il gesto dell’insegnante di Como dimostra anche l’importanza che il ruolo di un docente non è solo quello legato all’insegnamento di una materia, ma anche quello di educare a comportamenti responsabili in una società sempre più interconnessa dove, a volte, il compito dei genitori si perde in una miriade di altre azioni distanti da quello che dovrebbe essere il principale, ossia educare alla vita.

Attualmente, prevedere i tempi per un ipotetico rientro a scuola è impossibile.

Gli studenti che dovranno sostenere l’esame di maturità sono i più penalizzati e si sta pensando a diverse soluzioni per consentire loro di superare le difficoltà che appaiono evidenti sin da ora.

Il blocco dell’alternanza scuola-lavoro sembrerebbe una soluzione, al fine di recuperare giorni di studio e ottimizzare il tempo a disposizione.

Il filosofo, sociologo e psicologo Umberto Galimberti è da tempo che dichiara, senza incertezze, l’inutilità di certe pratiche adottate nelle scuole, e tra queste proprio quelle extra-scolastiche che non apporterebbero nessun vantaggio, perché la scuola è altro.

È il momento per crescere, maturare, scoprire il senso della vita attraverso la cultura che à fatta anche di rapporti, di esempi, di spiegazioni, di umanità.