“Il Circolo degli Illusi”: una storia tutta sarnese

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Incontrare l’autrice di un libro e chiederle delucidazioni sulla storia narrata, offre una prospettiva nuova alla lettura che verrà. Piccoli segnali rivelano i momenti che durante la scrittura hanno richiesto maggiore impegno e quelli che racchiudono l’emozione contenuta di un ricordo.

Ieri sera, alla Mondadori di Nocera Inferiore, Rosa Montoro, ha presentato “Il Circolo degli Illusi”, edito da Oèdipus, alla presenza dei relatori Lino Picca e Isaia Sales.

L’autrice ha già pubblicato “Il cielo di Luigino”, inserito nella raccolta curata da Dacia Maraini e il romanzo breve “Il silenzio della terra”, entrambi per conto di Guida Editore.

Rosa Montoro ha lo sguardo limpido e disarmante di chi in modo semplice, ma fermo, crede che esista sempre un modo per resistere alle incongruenze di un mondo in rivolta. Nel racconto  descrive la quotidianità dei sarnesi, suoi conterranei, racconta lo scorrere della vita in quei luoghi che “s’incrocia con i fatti storici più rilevanti di quegli anni”. I caratteri che ne vengono fuori sono quelli di persone dignitose, integre, solide perché legate alla ciclicità della terra, che insegna a leggere tra le pieghe della natura, i “fatti” della vita.

Il periodo storico, che diventa lo sfondo della narrazione, è quello che va dal 1922 al 1945, il  ventennio nel quale il fascismo s’impose in Italia. A Sarno, una frangia oppose resistenza al regime: erano i sostenitori del deputato  Giovanni Amendola, fautore delle idee liberaldemocratiche. Il gruppo fu chiamato, in segno dispregiativo, il circolo degli illusi, proprio con l’intento di sottolinearne la vacuità ideologica. E l’appellativo negativo dà il titolo al racconto della Montoro.

L’autrice dichiara di non aver voluto ripercorrere quel periodo storico nelle sue mille sfaccettature, quanto rimarcare l’importanza di “credere in quello che si fa”, individuando nella speranza un motore forte e insuperabile da tramandare alle giovani generazioni. E in virtù di questa convinzione, a pagina 181 del libro scrive: “pensava che la differenza tra illuso e delusi fosse la speranza”.

La Montoro spiega che l’intento del libro è stato anche quello di mostrare il volto delle donne silenziose dell’epoca, che ammette “in generale non mi piaceva come venivano descritte”, sempre un passo indietro agli uomini che calcano la scena degli eventi. Eppure ci sono, presenti, mute ma attente a compiere insieme agli altri, il destino di un epoca.

Il Professore Picca, docente di filosofia della stessa Montoro negli anni delle scuole superiori, parla di un romanzo in cui le storie di una piccola comunità si inseriscono nella grande Storia del Paese, una contenuta realtà nella quale si ripercorre la strada che conduce all’emancipazione e che passa attraverso la cultura. “I padroni hanno studiato perciò sanno fare i padroni, e gli operai se non imparano saranno sempre ciucci di fatica”.