INVITO ALLA LETTURA: Figlie e Madri sempre a confronto

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Scrivere dei legami che rappresentano la sponda dell’esistenza è difficile, e ancora di più quando sono quelli che rivelano il nodo con la donna che è soprattutto madre. Lo sanno bene tutte le figlie che crescono condividendo un amore che alterna fasi di grande intesa a forti tensioni necessarie alla maturazione personale.

Annie Ernaux in “Una donna” L’Orma Editore, ripercorre la memoria di un passato familiare che si riattualizza cercando di stabilire una nuova distanza nella vita che continua a scorrere.

La morte di una madre rappresenta il momento cruciale, l’appuntamento con sé stessi, quello in cui da figlie, partorite dal continuo confronto-scontro, si sancisce il distacco.

Il distacco emotivo è l’evoluzione di un rapporto non la fine, ne riconosce il senso profondo.

Con semplicità e precisione l’autrice traccia la storia di sua madre, dell’impronta che ha lasciato nella famiglia e, al contempo, ricostruisce anche la figura di una donna del Novecento che da contadina diventa operaia e poi, piccola commerciante, fino a sprofondare nell’oscurità della malattia.

Né romanzo, né biografia, scrive la stessa Ernaux mentre racconta le tappe del dolore che non sconfina mai nella disperazione; l’esigenza che diventa l’impellenza di tradurre in parole la separazione definitiva.

Le parole neutre scorrono in un fluire lieve. Solo a tratti, la parola rivela lo spaesamento di fronte alle immagini che compaiono improvvise come luci nello spazio che non appartiene neanche alla memoria.

Pezzi di vita riaffiorano improvvisi e gelano i pensieri. Tutto si ferma e pare bloccare la voglia di continuare. E’ solo il momento per recuperare il fiato per poi riprendere a narrare le contraddizioni di un rapporto sottoposto ai vincoli del tempo perché bambine si nasce e figlie si diventa.

“Ha cominciato a parlare con interlocutori che vedeva solo lei. La prima volta che è successo stavo correggendo dei compiti in classe. Mi sono tappata le orecchie. Ho pensato è “finita”. Dopo ho scritto su un pezzo di carta “mamma parla da sola”.(Sto riscrivendo adesso quelle stesse parole, ma non si tratta più, come allora, di parole solo per me, per sopportare ciò che accadeva, sono parole per renderlo comprensibile.)”