PUNTI DI VISTA: Quanti lettori ci sono in Italia? Cifre a confronto per capire la tendenza

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Lettori si nasce o si diventa? Difficile rispondere ad una simile domanda se si considera la diminuzione costante degli appassionati alla pratica della lettura.

Da diversi anni, gli addetti al settore, lamentano la disaffezione al mondo dei libri e i dati rilevati non sembrano smentire le indicazioni degli editori.

Eppure il numero di pubblicazioni annuali risulta essere sempre più cospicuo, con un aumento pari al 3,7% che vuol dire 61.188 pubblicazioni.

La spiegazione a quella che ad una prima disamina appare un’incongruenza si ravvisa nello strenuo tentativo delle case editrici di puntare su più autori alla ricerca del cavallo vincente che consentirà il recupero degli investimenti sostenuti per le altre uscite editoriali, con l’aggiunta dell’agognato margine di guadagno.

I dati Istat indicano un calo dei lettori dal 2000 e questo trend risulta costante. Fonti Istat mostrano che il 40,5% della popolazione legge, con 23,3 milioni di persone che rientrano nel computo.

Il 14,1% dei lettori è considerato forte e riguarda coloro che leggono almeno 12 libri all’anno, il 45,1% ( del 40,5% totale) legge meno di 3 libri nello stesso periodo.

Quali sono le regioni dove si legge di più in rapporto alla popolazione? Il Trentino-Alto Adige, il Friuli-Venezia Giulia e la Valle D’Aosta.

E quelle dove si legge di meno?La Calabria, la Sicilia e la Campania.

Le tecnologie hanno sicuramente cambiato le abitudini dei lettori, infatti solo il 27% di questi può considerarsi abituale e ricorre nella stessa percentuale agli e-book e agli audiolibri; il 10% del fatturato è legato alla produzione e-book.

E’ utile specificare che tra i titoli pubblicati in cartaceo il 35,8% è anche in formato digitale, questo dato potrebbe indurre a pensare che ad un aumento degli e-reader corrisponderebbe un aumento della pubblicazione di e-book.

La pubblicazione di libri riguarda prevalentemente i romanzi, solo l’8% la narrativa per ragazzi e il 7% i testi scolastici.

In questa miriade di percentuali, i dati sulla lettura deludono e disegnano una società che giustifica la scarsa attenzione per la lettura con la mancanza di tempo a disposizione, suscitando perplessità negli addetti ai lavori.

Perché l’Italia è il fanalino di coda tra i paesi nella classifica dei lettori? In altre realtà c’è realmente più tempo da dedicare ai libri? Sembra inevitabile il confronto e, la debole spinta alla lettura nel nostro paese risulta legata alla volontà individuale e collettiva che latita e non si orienta  verso un uso del tempo funzionale alla lettura.

Negli altri paesi esiste da tempo una organizzazione sociale che favorisce, stimola e incentiva alla lettura e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Questa è la strada da seguire per recuperare terreno e gli esperti lo sanno bene.

Un dato confortante emerge quando si esamina il numero dei giovani, nella fascia di età che oscilla tra gli 11 e i 14 anni, e mostra che il 51,1% sul totale propende per la lettura. Il dato risulta meno rassicurante nella fascia d’età che va dai 15 ai 17 anni dove il calo è evidente: si è passati dal 53,9% di lettori del 2015 al 47,1% del 2016.

Indubbia la propensione alla lettura in presenza di una familiarità: il 66,9% dei ragazzi tra i 16 e i 18 anni legge libri se entrambi i genitori sono lettori; la percentuale si ferma al 30,8% per i figli dei non lettori.

Dai dati Istat del 2017 emerge un altro dato che delinea la conformazione dell’attuale società: le donne (15%) leggono un libro al mese, contro il 12,6% degli uomini. Questa propensione al femminile per la lettura si registra già dall’età dei 6 anni e si conserva costante per tutta la vita.

Il 47,1% delle donne dichiara di aver letto un libro durante l’anno, il 33,5% egli uomini dichiara lo stesso.

Un dato risulta incontrovertibile negli ultimi 20 anni fino al 2016: ogni dieci famiglie una non possiede alcun libro, il 28,2% ha 25 libri in casa e il 63,2% possiede massimo 100 titoli che non ha letto neanche tutti.

Esiste una precisa relazione tra la condizione economica delle famiglie e il possesso dei libri: una minore disponibilità finanziaria si traduce in una minore propensione all’acquisto di libri e alla lettura.

Un dato interessante emerso dalle analisi del Censis, mostra quanto sia ridotta la lettura dei quotidiani cartacei che non trova giustificazione nell’incremento del ricorso ai quotidiani on-line che crescono stentatamente; risulta sempre più spesso che le informazioni e gli approfondimenti sono resi accessibili dall’uso dei social su Facebook.

E’ questo un dato che dovrebbe far riflettere gli editori sul futuro dei quotidiani, infatti prima del 2017 il 40,55 degli italiani ricorreva all’informazione cartacea per poi calare al 35, 8%.

Una corretta interpretazione dei dati sulla lettura in Italia risulta piuttosto articolata, in quanto i dati richiedono una precisa scorporazione e integrazione per comprendere le dinamiche sociali che sottendono alle percentuali rilevate.

Avere accesso ad una puntuale elaborazione dei dati permetterebbe una programmazione seria degli interventi da organizzare.