Enrico D’Angelo, neurologo ma anche medico di base, ha tanta di quell’esperienza alle spalle da poter parlare sulle nozioni basilari del Coronavirus, su come muoversi ma pure su come evitare il panico generale. Le sue prime parole sono esplicite. Evitiamo di trasmettere messaggi negativi, come le immagini che vengono dall’estero. Far vedere alla gente in tv e sui social file lunghissime al supermercato, dire che è finita la scorta di beni primari, induce la gente a non riflettere, a non ragionare, anzi a mettere in atto comportamenti del tutto fuorvianti rispetto ad esempio alla situazione italiana attuale.
Poi si passa al virus. La prima segnalazione va fatta al medico di base, evitiamo di affollare inutilmente i Pronto Soccorso. Due tipi di segnalazione. La prima è di ordine preventivo. Tutte le persone che hanno avuto a che fare non dico con la zona rossa – già oggetto di cordone sanitario – ma con città, province e regioni confinanti hanno il dovere morale, una volta tornati a casa, di informare il medico di base per stabilire l’eventuale da farsi con tampone e quarantena, prioritariamente in caso di sintomi riscontrabili. Immaginate il numero di insegnanti, operatori scolastici, operai del sud che lavorano da quelle parti e che rientrano a casa per forza di cose. Quindi segnalazione, doverosa, come atto di responsabilità nei confronti della collettività. Passando alla parte sanitaria, non impressionarsi per febbre e tosse da influenza di stagione. L’allarme scatta con l’affanno, la febbre altissima che si protrae per quattro o cinque giorni. In quel caso va fatta subito una radiografia al torace. Purtroppo al momento non c’è vaccino- e suppongo che i tempi per trovarlo non siano brevi – e non c’è terapia sintomatica. Quindi bisogna trattare il coronavirus come una forma particolare di polmonite. Ovviamente i soggetti che rischiano di più sono gli anziani e quelli già alle prese con patologie, respiratorie e non. Prima di procedere sul fronte sanitario, è necessario l’isolamento precauzionale, rimarcando che si tratta solo di una cautela che nella stragrande parte dei casi si evolve in un nulla di fatto.
Le altre considerazioni sono di fondo ma restano importanti. Penso che numeri e casi alla mano, l’allarme per il nostro Paese non rientrerà prima di fine aprile-inizio maggio. Ce ne rendiamo conto da quello che è successo al Nord, il cordone sanitario è partito e ora possiamo avere un riscontro giorno per giorno sui numeri, sui tempi, sull’incubazione con scadenza di massimo 15 giorni per ogni caso riscontrato o che verrà riscontrato. Credo abbia ragione il premier Conte e che certe polemiche dei governatori del Nord siano pretestuose. E’ stato gestito male l’inizio, soprattutto perchè tutto è iniziato in un Pronto Soccorso, quello dell’ospedale di Codogno, con quel trentottenne, l’ormai famoso paziente 1, che ha cominciato a contagiare compagni di calcetto, familiari, amici e parenti. Un focolaio non contenuto all’inizio, sottovalutato probabilmente dai medici e dagli operatori del posto, che si è ampliato troppo.La decisione di domenica del cordone sanitario è a questo punto provvedimento giusto e indifferibile. Ora si vietano le partite di calcio alla presenza del pubblico, ci può stare, ma bisognava preoccuparsi un attimo prima, fermando gite e spostamenti, controllando in maniera diversa la situazione. Resto dell’idea di vigilare costantemente sull’emergenza senza creare allarmismi e danni collaterali, lo dico a me stesso ma anche ai colleghi, evitiamo noi per primi di dire sciocchezze che possono nuocere alla collettività. Noi, come medici di base, rappresentiamo il primo presidio naturale della sanità. Consultateci per ogni dubbio e ogni sintomo, meglio tenere occupati noi, ripeto, che intasare inutilmente, con ulteriori rischi, i Pronto Soccorso.

