Sei milioni di telespettatori, stracciato il Grande Fratello, insomma splendida ripartenza. Nelle prime puntate della nuova stagione si vedono il corso Umberto, la zona dell’Arenaccia e piazza Carlo III, poi la scena si sposta in Costiera Amalfitana. Successivamente, negli episodi successivi, sarà la volta di piazza Trieste e Trento e di Port’Alba. Tutti luoghi che, per la fiction, sono stati “invecchiati” riportandoli agli anni ’60, l’epoca in cui sono ambientate le storie di Lila e Lenù, ancora una volta interpretate da Gaia Girace e Margherita Mazzucco, Ma ancora una volta il senso della storia, della fiction e quindi del libro della sedicente Elena Ferrante va ben oltre i luoghi, il dialetto, le location e le ragazze che vanno avanti negli avanti dovendo fare i conti con la famiglia, i parenti, gli amici e il rione. Il senso è la rivendicazione di uno spazio e di una vita al femminile che la società dell’epoca non consentiva, imprigionando la donna nella trappola figlia-moglie-madre anche quando volontà d’incastro non v’era affatto nella diretta interessata, e che la società attuale, soprattutto quella meridionale, consente fino ad un certo punto. Ecco, l’Amica Geniale, ripartita ieri sera su Rai 1 con LA STORIA DEL SECONDO NOME, resta essenzialmente questo, il simbolo di un femminismo sussurrato o semplicemente sognato, in notevole anticipo sui tempi e sui costumi, in contrasto evidente con il patriarcato dell’epoca.

