Eckhart Tolle (pseudonimo di Ulrich Leonard Tolle) (Lünen, 16 febbraio 1948) è uno scrittore e oratore tedesco. È l’autore dei bestseller Il potere di adesso e Un nuovo mondo. Abita in Canada con sua moglie, Kim Eng.
Tolle è nato a Lünen in Germania, vicino a Dortmund. Visse un’infanzia infelice, soprattutto fino a 13 anni, gli anni passati in Germania. A 13 anni si spostò in Spagna con suo padre. Il padre gli chiese se volesse frequentare la scuola ed Eckhart rispose negativamente. Non ricevette un’educazione formale fino a 22 anni, quando decise di iscriversi all’università in Inghilterra, dove abitava ormai da 3 anni. In una notte del 1977 a 29 anni, dopo un lungo periodo di depressione che lo aveva portato quasi sull’orlo del suicidio, si svegliò in preda a un attacco di ansia e a una pena “quasi insopportabile”. Si disse: «Non potevo più vivere con me stesso. E in questo sorse una domanda: chi è questo io che non può vivere con sé? Cos’è il sé? Mi sentii attirato dentro il vuoto. Non sapevo allora che ciò che stava accadendo era che la mente, con la sua pesantezza, i suoi problemi, che vive tra un passato insoddisfacente e un futuro pieno di paure, era crollata. Si era dissolta. Il giorno dopo mi svegliai e regnava una grande pace. C’era pace, perché non c’era un io. Solo un senso di presenza o di essere, solo un osservare e guardare.»
Dopo si sentì in pace in qualsiasi situazione. Per tanto tempo rimase senza lavoro, senza casa, e quasi senza cibo, ma restava in uno stato di gioia incomprensibile. Dopo qualche anno iniziò a lavorare come maestro spirituale.
Ritorna ancora una volta la tematica della corrispondenza tra ciò che viene emesso fuori e ciò che si riceve dal fuori, e torna con un’enunciazione molto bella e semplice. Riceviamo solo quello che diamo: niente di meno e niente di più. E tra il dentro e il fuori esiste una sorta di strada a doppio senso, col traffico che è il medesimo in entrambe le direzioni.
Cosa occorre fare quindi se si vuole aumentare il traffico nella direzione di ciò che si riceve?
Occorre aumentare il traffico nella direzione di ciò che si dà. E si badi che si sta parlando di energie interiori, giacché l’intero percorso evolutivo si gioca nel campo delle energie interiori: il fuori ci serve solo come cartina di tornasole, come specchio per sapere cosa abbiamo dentro, casomai non avessimo la lucidità sufficiente per saperlo da soli senza lo specchio del fuori.
Quando si parla di dare, quindi, non si intende necessariamente dare oggetti o prestazioni fisiche, le cosiddette “opere” di cristiana memoria: ma si parla di dare in senso energetico, e quindi di contribuire alla vita delle persone e all’esistenza intera con le energie che noi offriamo, che, se ci si pensa, è il massimo che possiamo offrire, ben più di un singolo gesto fisico, che comunque può esser ben diretto e ben apprezzato anche quello, intendiamoci.
Ma il focus deve sempre essere ciò che io ho dentro come energie e come vibrazione di fondo: è questo che io offro al mondo ed è questo che io riceverò ed esperirò ed esperirò quello per il semplice fatto che io dentro ho quello, e quindi non posso che provare quello, e non certo quello che non ho.
Una delle sue frasi celebri, che spiega al meglio tale concetto, dice infatti: “La maggior parte della sofferenza umana è inutile. Ce la infliggiamo da soli fino a quando, a nostra insaputa, si lascia che la mente prenda il controllo della nostra vita.” Le negatività sono invenzioni della mente e niente di più; bisogna soltanto riuscire a capirlo ed allontanarsi da quello stato di fatto che ci obbliga a vedere tutto buio.
Tolle è stato additato da molti come “eretico”, dato che il suo pensiero non ha nulla a che fare con nessuna religione e, allo stesso tempo, alcuni cristiani hanno fatto notare come le sue teorie fossero contrarie a tutti i principi del Cristianesimo.
In realtà Tolle suggerisce semplicemente di provare a sentirsi in unione (o comunione) con il cosmo, per poter condurre una vita tranquilla e libera dagli affanni. I dogmi, di qualsiasi origine essi siano, sono delle vere e proprie prigioni per le collettività. Restare incastrati dietro quelle sbarre dona un certo comfort psicologico, poiché sembra che tutto scorra liscio senza dover fare nulla; e invece è proprio in quei casi che la mente elabora fin troppo, creando congetture inutili e infondate.
La serenità è qualcosa che esiste già, di cui le nostre vite sono quotidianamente intrise, bisogna solo saper abbassare il volume, ridurre il rumore di fondo generato dalla psiche, e lasciare che la gioia invada la nostra esistenza.

