Se non ci sarà un cambio di rotta, “il mondo vedrà un aumento del 60% dei casi di tumore nei prossimi 20 anni”. La crescita maggiore di nuovi casi, stimata dell’81%, si verificherà nei paesi a basso e medio reddito, dove i tassi di sopravvivenza sono i più bassi. A lanciare l’allarme è l’organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) che, ieri, in occasione della Giornata mondiale del cancro, definisce “inaccettabile il gap tra i Paesi” e delinea i “passi per salvare 7 milioni di vite” dai tumori in 10 anni.
Nell’assistenza ai malati di cancro l’Italia è oggi ai vertici in Europa, in linea con i Paesi più progrediti, come Francia e Germania e molto meglio della Gran Bretagna. Tanto che negli ultimi 10 anni il numero dei pazienti vivi dopo la diagnosi di cancro è aumentato del 53%: erano due milioni 250 mila nel 2010, oggi sono 3 milioni 460 mila. Nel giorno della ‘Giornata Mondiale contro il Cancro’, Giordano Beretta, presidente dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (Aiom), non vuole però tanto insistere sui meriti, quanto piuttosto denunciare quello che ancora non funziona.

