Questa mattina, nell’area Fiera, a Sant’Antonio Abate, in occasione della festa del Santo Patrono e per la 41esima fiera, si è tenuto il Convegno su “Sant’Antonio Abate e il Cristianesimo”, partendo dalla tradizione e dalla religione per confluire poi in un ambito più prettamente giuridico con ampio dibattito sui riflessi della nuova prescrizione. L’evento culturale promosso dall’Associazione Pro Loco e dal Consiglio dell’ordine degli Avvocati di Torre Annunziata col patrocinio del Comune di Sant’Antonio Abate, ha visto una massiccia partecipazione di autorità, istituzioni, scolaresche e pubblico. L’incontro, moderato dal giornalista, conduttore televisivo e professore universitario Paolo Del Debbio, ha avuto inizio con i saluti del Sindaco, Ilaria Abagnale, a seguire il Presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Torre Annunziata, Luisa Liguoro, e del presidente della Fondazione Forense “Enrico De Nicola”, Gennaro Torrese. Presenti le Scuole Superiori: Liceo Scientifico F.Severi di Castellammare di Stabia, il Liceo Scientifico Pascal di Pompei e Liceo Scientifico “don La Mura” di Angri.
Paolo Del Debbio ha introdotto il Sostituto Procuratore Catello Maresca che, impossibilitato a trovarsi sul posto, ha partecipato via telefono. Il moderatore gli ha chiesto il suo pensiero sulla prescrizione. Il magistrato ha risposto che è difficile e impensabile ridurre, sic et sempliciter, il processo. Vanno rispettate tutte le componenti che gli girano intorno. E ancora alla domanda cosa cambia la prescrizione per i cittadini, ha risposto che nell’accorciare i tempi, per paradosso, il processo si allunga. La giustizia deve essere coerente, snella e si serve dell’applicazione delle leggi. E ancora il moderatore ha chiesto delle ricadute della prescrizione sul magistrato. Il dottor Maresca ha affermato che il magistrato tende a evitare la prescrizione stabilendo un ordine di priorità. Ancora una domanda sulla cattura di Zagaria e a che punto è ora la lotta all’organizzazione criminale. Il Sostituto Procuratore ha risposto che oggi la lotta è più seria rispetto a qualche anno fa, ma non si è ancora a un punto finale. Sconfiggere un clan così radicato significa anche fare cultura. La criminalità prospera dove lo stato è lontano. I mafiosi hanno una mentalità diversa da quella comune. Bisogna entrare in questi contesti per scalfirla. E’ intervenuto poi l’avvocato Gennaro Torrese che ha sottolineato come la lungaggine della giustizia sconvolga la vita delle persone. Subito dopo l’intervento di Monsignor Gaetano Castello, Preside della Facoltà di Teologia Italia Meridionale che ha fornito notizie su Sant’Antonio Abate. Il Santo, nato in Egitto, è conosciuto per essere un anacoreta, con una vita volta alla riflessione e alla solitudine, intesa non come momento appartato e distante dagli altri, ma come fase di discernimento. La sua vita ci è stata tramandata da Atanasio di Alessandria, suo discepolo. Per Sant’Antonio era necessaria la lotta col demonio, per abbatterlo in ogni modo. Sant’Antonio è raffigurato nel fuoco proprio per combattere il maligno e lo si riscopre anche grazie a una favola di Italo Calvino, dove si legge che Sant’Antonio va all’inferno col maiale e ne esce col bastone ancora pieno di scintille, fuoco che porterà per il mondo. Si scagliò contro le eresie tra cui quella ariana ed è protettore degli animali domestici, in modo particolare del maiale. Subito dopo la parola è andata all’Ambasciatore d’Egitto in Italia, S.E. Hisham Badr, che vede l’Italia e l’Egitto due grandi paesi affacciati nel Mediterraneo. In Italia, ha affermato, ci sono molti obelischi egiziani, molti più di quelli che si trovano in Egitto. Il Mediterraneo è visto come un lago su cui si affacciano tanti paesi che devono collaborare tra loro. E’ qui che deve avvenire un dialogo tra culture. Come tante finestre di una casa che si affacciano su altre realtà, invece di ammirarsi negli specchi di una casa chiusa che rifletterebbe solo se stessi e quindi emergerebbe solo il proprio egoismo. E’ stata la volta, poi, del Procuratore aggiunto della Procura della Repubblica di Benevento, Giovanni Conzo. Ha affermato che dietro ogni reato c’è una vittima e lo Stato ha l’obbligo di dare una risposta. Le forze dell’ordine hanno l’obbligo di intervenire. Una persona però non può stare sotto pressione per una vita. La giustizia deve essere rapida, efficiente e tempestiva. Dietro le indagini ci sono vittime o indagati che devono sapere. Lo Stato deve intervenire sulla priorità dei processi. Dal Punto di vista della lotta alla camorra in Campania si è a buon punto. La priorità è in Calabria e non si perdono le speranze per prendere altri malavitosi che ancora alimentano le pagine dei giornali di cronaca.

