Castellammare di stabia, San Catello patrono dei migranti

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Si è svolto, ieri sera, nella sede del CPS di Castellammare di Stabia, l’incontro San Catello Patrono dei migranti, tra cooperazione e inclusione, un tavolo di confronto sulla cooperazione europea e lo stato attuale dell’integrazione dei migranti nel territorio campano, in concomitanza con la festa di San Catello.

Hanno partecipato Don Antonio Esposito, Parroco della Concattedrale di Castellammare di Stabia, Andrea Stocchiero, Policy Offer FOCSIV, Mon. Luigi Bresson, Arcivescovo Emerito di Trento, Hilarry Sedu, Consigliere dell’Ordine degli Avvocati di Napoli con delega ai diritti umani, ha moderato Francesco Somma, presidente ONG CPS.

La domanda di partenza è stata se i migranti siano un’opportunità o una minaccia. In Italia vi è una percezione distorta sui migranti che pure rappresentano il 9% del Pil e senza i quali le pensioni sarebbero incerte. Ma l’Italia non ha l’anima razzista,  così come la Campania. A Napoli il forestiero si chiama sempre “marocchino”, in Sicilia diventa il “turco” come ha affermato l’avvocato Hilarry Sedu.

L’Italia è sempre stato un paese di migrazioni. Ogni anno arrivano circa 180mila immigrati, ma anche tanti giovani lasciano il paese. La FOCSIV, la federazione degli organismi cristiani servizio internazionale volontariato, 87 organizzazioni che operano in 80 paesi, costruisce reti, relazioni e opportunità; accoglie e promuove la sfida culturale per il cambiamento per incidere nelle politiche volte a costruire una società rispettosa dei diritti umani, equa e inclusiva, a livello globale e locale. Uno dei principali scogli da superare è quello del caporalato che assolda manovalanza a basso costo sfruttando gli esseri umani fino a sfinirli. Questo è un fenomeno che si manifesta in gran parte dell’Europa. Una soluzione potrebbe essere quella di prendere contromisure che partano da riforme di leggi di mercato, indirizzando i cittadini a orientarsi verso un aspetto etico del problema: non acquistando quei prodotti provenienti dallo sfruttamento di persone. Tra sfruttamento ed economia vi è uno stretto rapporto.

L’Arcivescovo Emerito di Trento ha parlato del forestiero nella tradizione cristiana. Ne Il pastore di Erma, un testo paleocristiano della seconda metà del II secolo, il forestiero viene ricevuto a casa. A Roma vi era la casa degli ospiti, mentre i benedettini avevano la foresteria. Chi è il forestiero?  Si fa qui la differenza tra ospite, pellegrino, rifugiato, profugo, sfollato. Il migrante è diverso. Bisogna distinguere tra nomi e figure. Nel mondo 70 milioni di persone sono costrette ad abbandonare il proprio paese. Papa Pio X introdusse la giornata per l’immigrato. Giovanni Paolo II diceva che l’immigrazione è una necessità esistenziale, che ci sono i diritti del migrante e l’importanza della famiglia. La migrazione è un fenomeno costitutivo della nostra società, strutturale, secondo Papa Francesco, ma chi deve partire non lo fa volentieri. Muovono dalla guerra, dalla povertà, dalla natura che crea condizioni di vita ostili. Bisogna sempre accogliere il forestiero, proteggerlo, promuoverlo, integrarlo. Alla fine la parola è passata all’avvocato Hilarry Sedu, Consigliere dell’Ordine degli Avvocati di Napoli che ha parlato dei motivi per cui non è semplice aiutare gli immigrati nei loro paesi. I loro luoghi natii hanno leggi, o meglio abitudini non idonee a ricevere aiuti in patria. In paesi democratici i diritti vengono osservati attraverso le leggi, mentre nei paesi dell’Africa tutto questo non c’è. Là dove non c’è democrazia non ci possono essere aiuti sul posto, poiché hanno valore diverso da qui. Lì tutto è molto precario, tutto può cambiare da un momento all’altro  e niente assicura che un provvedimento possa essere rispettato e osservato. Per i popoli che migrano da quelle zone la morte è la libertà. Pur sapendo di attraversare il deserto, di finire in prigioni della Libia e subire violenze, partono per vivere una vita che abbia un qualche valore. La prima cosa che un immigrato deve fare, come diceva l’avvocato Sedu, è quella di imparare la lingua, per comprendere l’animo del paese ospite. Solo così si può sperare di entrare nel tessuto sociale di un paese che accoglie.

Alla fine quello che ci impedisce di incontrare l’altro è la paura, che è alla base di ogni dittatura e ci fa rinunciare ad accogliere l’altro. Le Associazioni sono un ponte tra forze e necessità di aiuti. Tutti devono collaborare per l’inclusione e l’integrazione dei migranti in una sinergie di forze e volontà.