Renato Zero da pagella, primo round a Eboli

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Zero non come voto d’arte, non esageriamo. Ci avviciniamo al 6 politico e parecchio benevolo ma scegliamo stavolta il 5 scolastico, lo riascolteremo al prossimo quadriennio. Il Renatone nazionale alle prese col primo dei due eventi al PalaSele di Eboli non è apparso Fiacchini ma certamente fiaccato, appesantito dai chili in eccesso e dagli anni che tra poco diverranno 70. Il pubblico è sempre lo stesso, sorcini e sorcine che non diventeranno mai grandi, sardine da PalaSport, pochi giovani, tante mamme e mammi, padri e padresse. Orde di capelli ricci e colorati, di foto con filtri da inviare col cellulare a quelli che non assistono dal vivo ma sono in diretta e sopportano Croce, sofferenti di agorafobia che stringono i denti per far piacere all’amica-amico del cuore che da sola non ci sarebbe andata e non avrebbe il coraggio di fumarsi un pacchetto intero di sigarette con la fascetta tra i capelli e varie intestazioni Amore nella rubrica telefonica. Il triangolo no, non l’aveva considerato. Per questo aumentano gli incidenti e soprattutto aumentano altre cose, tipo io mammeta e tu, io soreta e tu, e via dicendo. Precursore di Vasco, Lauro e Clementino ci continua a dire che un drogato è soltanto un malato di nostalgia, magari approfittando dei Giardini che nessuno sa – resta quest’ultimo il solo brano poetico da continuare ad apprezzare nel tempo – e ricordando i Migliori anni della nostra vita, che per lui sono quelli andati via per sempre mentre per noi sono questi e i prossimi. Il carrozzone dei suoi concerti va avanti da sè, tutto preparato fate voi con Regine e Re oppure con semplici sudditi della psicopatia musicale, un piatto già servito dove raramente si esce fuori dal menù previsto e prevedibile ormai da decenni. Dimmi chi dorme accanto, francamente, è diventato pure eufemismo, ormai c’è posto per tutti o per nessuno, a seconda di reale e virtuale. Un amico assoluto per le ore inutili, quelle che non lasciano il segno ma trascorrono senza pathos, al massimo con Aramis e D’Artagnan. Sorridere sempre, scrive e canta lui. A noi, infatti, sorridiamo al trucco che c’è e si vede pure.Ogni giorno racconto la favola mia. La racconto ogni giorno, chiunque tu sia. E mi vesto di sogno per darti se vuoi,. L’illusione di un bimbo che gioca agli eroi.La favola sua è finita -certo non l’ammetterà mai ci mancherebbe – e per evitare di arrivare alle balle, consigliamo un pizzico di moderazione anche nei costumi se vuole continuare a raccontarla ogni giorno in maniera lievemente credibile. Cercami andava bene una volta, ora sarebbe meglio Scansami.

 

18.02.2020 concerto di Renato Zero a Eboli.

Gepostet von Bongiorno Gaetano am Samstag, 18. Januar 2020