„Ogni tanto, durante le partite, qualcuno mi insultava a colpi di “terrone”. Lo facevano più che altro per farmi innervosire. Io lo sapevo e tranquillamente gli rispondevo dicendogli: “Sarò pure terrone, ma guadagno più di te che sei un polentone. Il direttore sportivo varesino Casati era al Cibali per assistere a Catania-Varese. Sarebbe dovuto ripartire con la squadra, ma lasciò il posto in aereo a una donna incinta. Il rinvio del volo di ritorno gli consentì di seguire il giorno dopo, sempre al Cibali, Massiminiana-Paternò. Anche se finì 0-0, mi vide e prese nota. Ero felice perché andavo in B a diciotto anni, avrei avuto una bella vetrina e qualche soldo in più. Ma avevo paura, perché andavo lontano per un’avventura che avrebbe potuto finire subito. Il primo impatto con il mondo bianconero fu istruttivo. Era estate e andai in sede a incontrarmi per la prima volta con i nuovi dirigenti non pensando alla forma. Avevo una maglietta e un normale paio di pantaloni. Il presidente Catella mi disse: “La prossima volta si presenti in giacca e cravatta.”
È morto a 71 anni l’ex calciatore Pietro Anastasi, fra i migliori attaccanti italiani degli anni Settanta. Siciliano, trasferitosi in Lombardia negli anni Sessanta, esordì in Serie A con il Varese nel 1967, due anni prima di trasferirsi alla Juventus, che lo pagò 650 milioni di lire battendo la concorrenza dell’Inter. Anastasi giocò otto stagioni alla Juventus, segnando 78 gol e vincendo tre campionati. Nel 1968 fu tra i convocati della Nazionale che vinse i suoi primi e unici Campionati europei: nella finale ripetuta contro la Jugoslavia segnò il gol del definitivo 2-0. Negli ultimi anni di carriera giocò anche con Inter, Ascoli e Lugano. Dopo il ritiro allenò le giovanili del Varese e divenne opinionista televisivo. Nel 2018 gli era stato diagnosticato un tumore.

