14 gennaio, le storie diverse di Napolitano e Andreotti

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Il 14 gennaio di 5 anni fa, Giorgio Napolitano presentò la dimissioni da presidente della Repubblica al secondo mandato. Epilogo annunciato, aveva accettato il bis solo per impossibilità dei partiti nel mettersi d’accordo sulla successione, dopo che il Pd, col fuoco amico di Renzi, aveva bruciato in rapida successione le candidature di Franco Marini e Romano Prodi. Era già anziano e già acciaccato. Lui, pur adeguandosi, comunista forse non è mai stato, migliorista al massimo, allievo di Amendola, costretto da liberale illuminato o da Re Giorgio come da ribattezzo successivo, in una Napoli lontana nel tempo, a scegliere il Pci per lottare contro il regime. Migliorista, quindi sempre aperto al dialogo col Psi e persino con Craxi, al punto di sorbirsi l’emarginazione nei ruoli chiave del partito e di scrivere a Berlinguer, prima dell’ictus fatale a Padova, una lettera che il diretto interessato non riuscì mai a leggere. Eravamo sbigottiti – ricorda Napolitano – perché in quella clamorosa esternazione di Berlinguer coglievamo un’esasperazione pericolosa come non mai, una sorta di rinuncia a fare politica visto che non riconoscevamo più alcun interlocutore valido e negavamo che gli altri partiti, ridotti a ‘macchine di potere e di clientela’, esprimessero posizioni e programmi con cui potessimo e dovessimo confrontarci”.  Personalmente, Napolitano l’ho visto una sola volta, verso la fine degli anni ottanta del secolo scorso, comizio davanti al Vico da candidato-emarginato alle Europee, un’ora di comizio senza urlare ma con grande capacità di convincere, andò via in una Mirafiori senza scorta, solo con l’autista. Il 14 gennaio 1919, invece, veniva al mondo Giulio Andreotti, detto Belzebù. De Gasperi buonanima fece un solo sbaglio, farlo sottosegretario alla Presidenza del Consiglio agli albori della Repubblica. Il resto è stato tragico per l’Italia. E’ stato capace di allearsi a seconda delle necessità- per il famoso potere che logorava o meno – con Arafat, Mafia, Sindona, comunisti, missini e servizi segreti deviati. Restano indimenticabili, si fa per dire, i suoi commenti sull’assassinio di Ambrosoli e i 35 non so e non ricordo pronunciati a Catanzaro durante il processo per la strage di Piazza Fontana. Se c’è stato Berlusconi, è accaduto per il semplice fatto che prima c’era stato lui. La foto che vedete non inganni, la stretta di mano non si nega a nessuno, così come recentemente la Segre, a proposito dei morti di Salò, ha detto che i fiori non si negano a nessuno.