Sono trascorsi venti anni dalla scomparsa di Bettino Craxi e altrettanti quelli che la figlia Stefania ha dedicato alla battaglia per rendere giustizia alla figura del politico, a suo dire, più oltraggiato dalla storia.
È uscito il libro Parigi – Hammamet di Bettino Craxi edito da Mondadori, curato dalla Fondazione Craxi, realtà voluta fortemente dalla figlia all’indomani della morte dello statista.
Si tratta di un thriller in cui Craxi, nell’ultimo periodo vissuto nella città tunisina, dove si era rifugiato per evitare di scontare le condanne stabilite dai processi in Italia, ripercorre le vicende politiche, corruttive e gli intrighi che hanno segnato la storia del bel Paese, utilizzando la forma narrativa del romanzo.
Entrare nel merito di una questione che vede da un lato i detrattori dell’uomo politico, e dall’altra coloro i quali intendono riabilitare la figura di chi si dichiarò, al pari di altri, inserito in un meccanismo corruttivo ampiamente condiviso, non è quanto interessa mettere in evidenza in questo scritto.
Una sola considerazione ci si concede e tira in ballo alcune riflessioni del sociologo Z. Bauman che ha prestato durante la sua vita di ricercatore sociale, grande attenzione ai problemi fondamentali della società, quali la giustizia sociale, il valore della democrazia, il pluralismo, la responsabilità etica ed intellettuale, la questione del socialismo.
In una delle sue interessanti interviste, il sociologo ritiene che la responsabilità di essere intellettuale corrisponde ad un atto etico, che a sua volta qualifica l’intellettuale come tale.
Sorge spontanea la domanda: il politico deve essere anche un intellettuale? A ciascuno la libertà di rispondere come meglio crede!
In queste poche righe preme invece considerare l’atteggiamento di Stefania Craxi, figlia amorevole e sempre in prima linea per difendere l’immagine politica oltre che umana del padre.
La rabbia dell’inizio non l’ha mai abbandonata, e se nelle prime fasi del processo mediatico era giustificabile, e negli anni a seguire comprensibile, appare oggi irremovibile.
Nella sua voce permane sempre il tremore di chi cerca di contenere l’emotività, di chi sente di aver subito il torto di un’umiliazione inaccettabile e si pone nella posizione di replicare ricordando i peccati altrui.
Mi chiedo se sia realisticamente necessario continuare a rimarcare le doti di un padre, adorato nella vita privata e carico di buoni propositi paterni su cui nessuno ha il diritto di sindacare, ma che ha anche commesso degli errori.
La morte non santifica né demonizza, e quelle scelte non possono essere derubricate come meno gravi benché condivise da altri che si sono trovati nella situazione di potere evitare di ammetterle.
Anche i padri come le madri, commettono errori che vanno riconosciuti; anche i genitori scelgono e capita che si pentano, ma l’amore filiale è un’altra cosa e spinge a guardare la verità in modo differente.
La storia ricorderà ciò che è stato in un modo che non sempre risulterà esaustivo per alcuni, le interpretazioni si consolideranno o si ribalteranno, ma riferiranno sempre di ciò che è accaduto.

