Castellammare, Raffaele Messina sulle orme di Caravaggio

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Ieri sera alla libreria Mondadori di Castellammare di Stabia, l’Associazione Achille Basile le ali della lettura ha presentato Raffaele Messina, scrittore, docente, saggista, editor indipendente e critico letterario. La presidente dell’Associazione, Carmen Matarazzo, ha conversato con l’autore sul libro Nella bottega di Caravaggio, un tascabile edito da Colonnese Editore,  con testo inglese a fronte.

L’immagine di copertina ci immette direttamente nel vivo dell’opera in un particolare della tela Le sette opere di misericordia, con la donna sulla destra che allatta il vecchio. L’opera fu commissionata da Tommaso de’ Franchis nel 1607 e rappresenta la risposta alla dottrina protestante mostrando le opere della misericordia corporale per salvare l’anima. Secondo Rossella Vodret, nel suo prezioso testo sul Caravaggio, ci sono elementi di grande evidenza naturalistica come la goccia di latte sulla barba del vecchio in prigione o l’abbigliamento del ragazzo secondo la moda spagnola o i muscoli contratti della schiena in basso. L’autore romanza un momento di vita del pittore a Napoli, poco prima di recarsi a Malta.

Minichiello è il garzone di bottega che riflette l’età giovane che si affaccia alla vita, quasi a voler ricordare la stessa giovinezza del pittore. La magica e ricca immaginazione del pittore al cospetto di un ragazzo che viene affascinato dall’arte e dalla bravura del maestro. La bottega diventa un laboratorio di eventi, colori, sfumature e incontri. Il “guaglione” ricorda al maestro quando anche lui era un “mascalzone” e in questo riconoscersi porta avanti la composizione della tela che prende spunto dal vangelo di Matteo. Tra le scene della tela anche quella di seppellire i morti, dettata dall’esigenza di avere sotto gli occhi, sparsi per la città, i cadaveri disseminati dalla carestia.

L’immagine di copertina riprende l’episodio di Cimone, condannato a morire di fame in prigione ma salvato dalla figlia Pero che lo nutrì del suo latte. La parte romanzata si innesta sulla donna a destra della tela che impersona Pero e sulla quale l’autore costruisce un fatto che ha del verosimile. Una storia che si sarebbe prestata a diventare un ricco romanzo. Ne fuoriesce un aspetto quanto mai attuale come quello di un femminicidio. Il personaggio di Minichiello svolge la duplice funzione di voler rappresentare il giovane pittore ed essere testimone di un fatto che lo scuote profondamente cambiando la sua vita. L’autore sembra voler giustificare o comunque provare a capire la burbera indole del pittore ricalcando la sua tenera età, quando perse il padre e il nonno nello stesso giorno. La sua esistenza travagliata sarebbe spiegata da questo evento funesto che gli portò via due figure importanti di riferimento. La storia corre su due binari che a tratti si mescolano e si confondono: quelli del pittore e del suo giovane garzone, mettendo in luce la prima formazione di un uomo e quanto questa ricada sul resto della vita. Emergono dalla lettura elementi psicologici e pedagogici, dettati dall’esperienza che l’autore trae dall’insegnamento, con una particolare attenzione alla prima fase di vita dell’uomo, che a volte viene troppo distrattamente elusa.

La Professoressa Matarazzo ha poi introdotto l’altro testo dell’autore: “Ritrovarsi”, Guida Editore. Un romanzo di formazione dove il protagonista Francesco vive i suoi anni giovanili tra Capri e Napoli durante la Seconda guerra mondiale. Anche in questo caso la crescita di un giovane e il suo affacciarsi all’età adulta, in un periodo non proprio felice, diventa un inno alla forza della vita anche nelle ostilità.

La serata è stata ricca di spunti e di riflessioni dove l’arte e la narrazione, la storia tra passato e presente si sono intrecciate perfettamente.