Luigi Di Maio prova a rilanciare il M5S con il “team del futuro”: sei facilitatori per l’organizzazione, dodici per seguire altrettanti temi. Diciotto nomi per quella che assomiglia a una vera segreteria, con cui il leader cercherà di garantire la maggiore collegialità auspicata a gran voce dagli eletti. Il capo politico, più volte finito nel mirino dei suoi parlamentari negli ultimi mesi, ha messo le mani avanti; «Il team del futuro non è la panacea di tutti i mali, non risolve tutti i problemi. È fatto di facilitatori, non di decisori». Una precisazione volta a sgombrare il campo dai timori di un appesantimento ulteriore dei processi decisionali del Movimento, già complicati, ma accolta con irritazione da quei pentastellati convinti che anche questa novità sia destinata a finire in farsa. Con le scelte dirimenti lasciate nelle mani di un pugno di persone – Davide Casaleggio, Luigi Di Maio e i suoi fedelissimi – e quelle più scomode affidate al voto online degli iscritti sulla piattaforma Rousseau. Ma soltanto i prossimi mesi potranno dire chi ha ragione: entro la terza settimana di gennaio, ha annunciato Di Maio, arriveranno anche i coordinatori regionali. Poi sarà la volta degli Stati generali del Movimento.
Dei facilitatori organizzativi, gli unici indicati direttamente da Di Maio e soltanto “ratificati” su Rousseau, abbiamo già segnalato la peculiarità: si tratta di persone storicamente vicine ad Alessandro Di Battista, come Paola Taverna o Ignazio Corrao, oppure a lui allineatisi recentemente, come l’ex ministro Danilo Toninelli. A questa pattuglia si aggiungono due fedelissime di Casaleggio, Enrica Sabatini (socia dell’Associazione Rousseau) e la senatrice Barbara Floridia: alla prima sono stati affidati il coordinamento e gli affari interni del M5S, alla seconda la formazione e il personale. Non sono mancate le voci critiche. Comprensibili, se si pensa che a Palazzo Madama 18 senatori nella bozza di modifica del regolamento del gruppo chiedono di svincolare le decisioni dei parlamentari da Rousseau. Neppure la scelta di piazzare il deputato Emilio Carelli alla comunicazione è stata particolarmente gradita.
Non allineato e in passato ostile alla sommatoria di incarichi di Di Maio è poi il senatore napoletano Vincenzo Presutto, che ha vinto la sfida per la casella dell’economia. Dottore commercialista, è autore del volume di management “I love innovation, Manuale pratico di gestione del cambiamento per manager e imprenditori”. I colleghi lo segnalano come l’unico ortodosso del team, ovvero l’unico vicino al presidente della Camera, Roberto Fico. È stato, non a caso, uno dei più convinti fautori dell’alleanza di governo con il Pd. Campano è anche il facilitatore per il tema imprese: si tratta del consigliere regionale Gennaro Saiello, di specchiata fede dimaiana. Sempre dalla Campania (collegio di Salerno) arriva Andrea Cioffi, responsabile infrastrutture e trasporti: ex sottosegretario al Mise, ha preso con più filosofia degli altri la mancata conferma. All’ambiente è stato invece scelto Giampiero Trizzino, consigliere regionale in Sicilia e consulente ambientale, uno dei più acerrimi nemici del Muos. Siciliana pure la neoresponsabile giustizia del M5S: la deputata Valentina D’Orso.
Ma che cosa farà in concreto il “team del futuro”? Nelle intenzioni di Di Maio, dovrebbe essere decisivo già a gennaio, quando il Governo si è impegnato a sfornare il cronoprogramma delle riforme da qui al 2023.

