DOPO REPORT, REVOCATA LA SCORTA AL TESTIMONE DI GIUSTIZIA GENNARO CILIBERTO

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Sette giorni prima dall’udienza del processo viene revocata la scorta al testimone di giustizia.  «L’Ucis mi ha fatto notificare un atto, tramite il servizio centrale in località protetta, con il quale ha revocato qualsiasi tipo di tutela, in base ad un procedimento penale». Ma cosa significa “a seguito del reato penale”? «C’era un procedimento penale dove non sono né parte lesa né testimone. Parliamo delle minacce fuori dal cimitero di Somma Vesuviana, minacce davanti alla scorta. Non c’entra nulla»

Gennaro Ciliberto ha denunciato la camorra nei lavori pubblici, i lavori fatti male, i crolli e le anomalie strutturali. In nove anni, il testimone, ha citato situazioni, ha prodotto prove sui lavori dati in appalto e in subappalto alle teste di legno, legate ad un clan camorristico di Castellammare di Stabia. Non ha solo denunciato i D’Alessandro e i Vuolo, ma ha coinvolto i funzionari di aziende pubbliche e private, compreso un generale dei carabinieri, legati ad un sistema di corruzione. Ha svelato le anomalie strutturali nelle opere  a Cinisello Balsamo, a Cherasco, a Rosignano, Senigallia, Settebagni, sull’autostrada A1, A11 e A12, dove i periti hanno attestato i “gravi cedimenti strutturali” e, quindi, il “grave pericolo”.

L’intervento a Report ha avuto una risonanza grande. C’è stata la decisione da parte di Atlantia, gruppo Benetton, di sospendere la liquidazione di Castellucci (ad di Atlantia). «Non dobbiamo dimenticare che Autostrade per l’Italia è quotata in borsa e non sappiamo quante azioni possa aver investito chi riveste cariche importanti. Se le carte venissero rese pubbliche, qualcuno potrebbe decidere di vendere il titolo o il titolo avrebbe un crollo».

Ha svelato la corruzione in Autostrade: “Ora ho paura”. “Sono nel mirino del clan D’Alessandro: hanno giurato di spararmi in testa”. Non ha solo denunciato i D’Alessandro e i Vuolo, ma ha coinvolto i funzionari di aziende pubbliche e private, compreso un generale dei carabinieri, legati ad un sistema di corruzione criminale. Anticipando, in diversi casi, anche alcuni crolli che poi, nel Paese del giorno dopo, si sono puntualmente verificati. Ha svelato le anomalie strutturali nelle opere pubbliche realizzate a Cinisello Balsamo, a Cherasco), a Rosignano, Senigallia, Settebagni, sull’autostrada A1, A11 e A12, dove i periti hanno attestato i “gravi cedimenti strutturali” e, quindi, il “grave pericolo”. Ha indicato l’appalto sull’A22 per l’installazione delle barriere fonoassorbenti, l’appalto presso il carcere di Larino.

Ma chi sono i Vuolo?  La loro prima società è stata la Taddeo Vuolo, con sede in Emilia Romagna, intestata al figlio Taddeo. Dopo il fallimento arriva la VM Rag (Vuolo Mario e Ragazzi). Anche questa azienda è fallita e «in questo caso sono stati condannati per bancarotta fraudolenta». Pasquale Vuolo, detto capastorta, è stato indicato come “esponente di spicco del clan camorristico D’Alessandro”. Nel 2007 viene condannato per associazione camorristica ed estorsione. «I Vuolo operavano con la ditta Carpenteria Metallica Sas, intestata alla moglie di Pasquale Vuolo, una certa Lucia Coppola, figlia di un pregiudicato, di nome Gaetano, alias cassa mutua, vicino al clan D’Alessandro». Il primo lavoro della Carpenteria Metallica in ambito autostradale è stato quello del casello di Nocera Inferiore. L’interdittiva antimafia, confermata dal Consiglio di Stato nel febbraio del 2008, porta all’avvicendamento aziendale: dalla S.a.s.si passa ad una nuova azienda, la Carpenfer Roma srl. Ed arrivano appalti e milioni di euro.

fonte paolodechiara.blog