Campo inzuppato d’acqua: dalle insistenti e inusuali piogge, dicono alcuni, “allagato a bella posta” tuonarono altri… Su questa palude la “Vecchia Signora” si trovò imbrigliata e la partita scorreva veloce verso uno 0-0 che sarebbe stato comunque ben accetto dalla tifoseria giallorosa. Poi, mentre il tempo stava per esaurirsi, all’84’ un corner dalla bandierina battuto da Braca incocciò la testa del centravanti Mammì che in tuffo tra una selva di gambe riuscì ad infilare il pallone in rete.Lo stadio esplose come una polveriera, un boato che parve non finire mai mentre Mammì bianchissimo in volto, con le mani alzate correva lungo la curva sud come un forsennato. “Fra tanto gioire. ero rimasto senza parola, paralizzato dall’avvenimento. Mi misi a girare attorno al campo, a braccia tese come se dovessi urlare, ma non riuscivo ad emettere alcun suono”.
Campionato 1971-1972, fu così che Mammì, segnando col Catanzaro alla Juve, diventò eroe calabrese per sempre e venne finalmente scoperto dal grande calcio. In precedenza aveva fatto grandi cose in categorie minori, Nocerina compresa in coppia col gemello diverso Mattucci ma anche Internapoli e Lecce. Poi arriverà Pagani, ultima porzione di carriera, Mammì paganese d’adozione ma anche attaccante ancora in grado di far cose notevoli. Mammì che smessi gli scarpini diventa allenatore specializzato in giovani al Supercorso di Coverciano voluto da Allodi. La zona, l’attaccamento alla maglia, il muoversi sempre. A Pagani allenò tante volte, sempre in categorie diverse. Alla guida di una Cavese di ragazzini una volta fece sudare l’Inter del Trap. Il vero sfizio da mister però se lo toglieva assieme a Mattucci, crescendo gli Angeli sul campetto di Santa Maria degli Angeli al confine tra le due Nocera. Scomparso prematuramente 19 anni fa, a lui è intitolato il piazzale che introduce al Torre e al Palazzetto. Insomma Paganese-Catanzaro di sabato, ancora una volta. sarà sempre la sua partita.

