La tradizione stabiese: fratielle e surelle e i falò

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L’assessorato alle politiche attive per la legalità di Castellammare di Stabia ha inviato, lo scorso  25 novembre, una circolare a tutti gli Istituti scolastici della città per disciplinare l’evento dei falò del 7 dicembre in occasione della festività dell’Immacolata. L’anno scorso tale evento si concluse con un epilogo spiacevole nel rione Savorito /Aranciata Faito, sulla cui pira bruciava un fantoccio con la scritta “Così devono morire i pentiti abbruciati.”  La raccolta di legna avveniva con il taglio degli alberi nei boschi di Quisisana, alle pendici del Faito e si impiegavano sostanze tossiche per appiccare il fuoco. La tradizione vuole che ogni rione abbia il suo “fuocaracchio” facendo a gara a chi erge la pira più alta. Quest’anno l’amministrazione, per scongiurare spiacevoli fatti e dopo quanto accaduto lo scorso anno, assicura l’uso di legna certificata da usare esclusivamente sulla spiaggia e vietando che i falò siano appiccati nei vari punti della città come precedentemente. I ragazzi amano le tradizioni e il folklore della propria terra e devono fare in modo che non sfocino in cattive usanze o che vengano strumentalizzati come nel caso dello scorso anno. La tradizione risale alla leggenda di un marinaio che, in seguito a un naufragio davanti alla costa stabiese, fece voto alla Madonna di recitare ogni anno la Novena se si fosse salvato. Giunto sulla spiaggia, una volta scampato il pericolo, accese un fuoco per riscaldarsi, chiamando a raccolta tutti quelli che si avvicinavano col nome di Fratielli e surelle, per raccontare loro del miracolo. La Novena inizia 12 giorni prima dell’Immacolata,

L’assessorato alle politiche attive per la legalità di Castellammare di Stabia ha inviato, lo scorso  25 novembre, una circolare a tutti gli Istituti scolastici della città per disciplinare l’evento dei falò del 7 dicembre in occasione della festività dell’Immacolata. L’anno scorso tale evento si concluse con un epilogo spiacevole nel rione Savorito /Aranciata Faito, sulla cui pira bruciava un fantoccio con la scritta “Così devono morire i pentiti abbruciati.”  La raccolta di legna avveniva con il taglio degli alberi nei boschi di Quisisana, alle pendici del Faito e si impiegavano sostanze tossiche per appiccare il fuoco. La tradizione vuole che ogni rione abbia il suo “fuocaracchio” facendo a gara a chi erge la pira più alta. Quest’anno l’amministrazione, per scongiurare spiacevoli fatti e dopo quanto accaduto lo scorso anno, assicura l’uso di legna certificata da usare esclusivamente sulla spiaggia e vietando che i falò siano appiccati nei vari punti della città come precedentemente. I ragazzi amano le tradizioni e il folklore della propria terra e devono fare in modo che non sfocino in cattive usanze o che vengano strumentalizzati come nel caso dello scorso anno. La tradizione risale alla leggenda di un marinaio che, in seguito a un naufragio davanti alla costa stabiese, fece voto alla Madonna di recitare ogni anno la Novena se si fosse salvato. Giunto sulla spiaggia, una volta scampato il pericolo, accese un fuoco per riscaldarsi, chiamando a raccolta tutti quelli che si avvicinavano col nome di Fratielli e surelle, per raccontare loro del miracolo. La Novena inizia 12 giorni prima dell’Immacolata, con la processione all’alba per invitare a recitare il Rosario alla Madonna con l’intonazione del canto Fratielli e surelle. I dodici giorni dedicati alla Novena sono detti stelle e iniziano il 26 novembre, fino alla notte dell’Immacolata che si conclude col falò. Dal momento che l’evento attira un gran numero di stabiesi tra adulti, ragazzi e bambini, con la circolare alle scuole si chiede che, ogni Istituto si adoperi, attraverso il corpo docenti, a sensibilizzare gli studenti ai rischi connessi, all’incolumità fisica, allo sprigionarsi dei fumi tossici, ai profili di illeciti amministrativi e soprattutto a quelli penalmente perseguibili ex art. 103 c.p.(accensioni ed esplosioni pericolose) ed art.423 c.p.(incendio).