Cultura alta, cultura bassa, mediate come vi pare. Intanto vi proponiamo la riflessione affidata a Facebook da parte di Franco Forte, oggi editore, in passato animatore e innovatore della scena culturale nocerina, anzi dell’Agro.
Nell’Agro attualmente si contano 4 teatri comunali (Nocera Inferiore, Sarno, Pagani, Mercato San Severino). Non accennerò alla necessità di proporre la scena contemporanea italiana e di altre latitudini, limitandomi al teatro di repertorio più d’habitude. Dunque, la stagione che sta per cominciare comprende complessivamente 26 spettacoli di prosa, la maggior parte dei quali periferici, privi di forma, inascoltabili, pur “nobilitati” dal nostro amato timbro dialettale. I quattro teatri ospitano una media di 7-8 spettacoli ciascuno: 3 sono del genio comico Biagio Izzo (che profluvio di risate quando si mette le dita nel naso!); 2 del gruppo (cabarettistico, a giudicar dal nome?) “I ditelo voi”, 2 dell’inaffondabile Peppe Barra (ben venga, tuttavia è presente nell’Agro da 50 anni [1971]), 5 si avvalgono di protagonisti noti nelle terre strette tra il confine sud del Sele e quello nord del Garigliano: Paolo Caiazzo, Francesco Procopio, Lucio Pierro, Ciro Villani, Gianni Parisi; 4 (supernapul’è) di più chiara fama: Arena, Buccirosso, Glejeses, Casillo. Si aggiungano recital e show che faranno piacere agli ultrasettantenni (e non solo per le riduzioni al botteghino): Giannini che legge, gli orfani Lopez e Solenghi, Sannino (che fa Carosone). Non poteva mancare (e non manca) Sal da Vinci. Altri spettacoli in cartellone sono di semplice intrattenimento musicale: Orchestra sinfonica campana (of course); Concerto della brava soprano sarnese Francesca Manzo; Grande orchestra di fiati Valle del Sarno, Folkquartet e poco altro. Restano, è vero, tre o quattro spettacoli assimilabili al teatro di tradizione, ma solo assimilabili, trattandosi di operine che si ispirano a film popolari (I soliti ignoti, Un borghese piccolo piccolo, Così parlò Bellavista) – [Scriveva già un milione di anni fa Silvio D’Amico: “Non sono teatro le pellicole fotografiche che, elaborate fuor dalla vista del pubblico e affidate alla macchina-Cinema, potranno esser proiettate sopra uno schermo, tutte le volte che si vorrà, sempre identiche, inalterabili e insensibili alla presenza di chi le vedrà”], con attori che sfruttano la visibilità televisiva (Incontrada, Laurito…). E il teatro come veicolo di educazione civile e di pedagogia sociale dove è? E Pirandello e il ricco e indispensabile teatro europeo da far conoscere ai giovani insieme ai grandi classici dove sono? Perché gli amministratori non riflettono prima di programmare su un territorio di 150,000 abitanti? In questa stessa stagione, a Todi (16.000 anime) i protagonisti si chiamano Silvio Orlando; Gigio Alberti e la Bobulova (per l’”Anfitrione” plautino), Barbareschi-Lante Della Rovere (“Skylight”, di David Hare, Laurence Olivier Award e Tony Award); Giulio Scarpati e Valeria Solarino (il “Misantropo” di Moliere); Umberto Orsini (Ibsen, “Il costruttore Solness”); Cesare Bocci; Le Cirque di Quebec; “Le affinità elettive” di Goethe. Troppo aristocratico? Scendiamo? In provincia di Brindisi, tra Francavilla Fontana e Fasano? Potremmo ammirare, tra gli altri, Glauco Mauri in “Finale di partita” di Beckett; ancora Molière con Arturo Cirillo ne “La scuola delle mogli”; il recital della Sastri, Una serata musicale con Chopin, Brahms e Giacomo Leopardi…Ancora più giù?

