Scafati, diritto di replica a Francesco Bonafide

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Innanzi tutto ringrazio l’autore dell’articolo perché ha avuto la delicatezza e decenza di adoperare, fondamentalmente, il modo verbale “condizionale” (a differenza di altre testate giornalistiche), ed a causa di ciò ho deciso di non querelarVi per diffamazione.

A prescindere dal fatto che in questa vicenda giudiziaria sono solo il capro espiatorio per le presunte porcate commesse da un banchiere in odore di trasferimento ad altra sede (minore), e che dei reati di cui sono stato accusato non ne sapevo neanche niente prima di leggere le carte processuali a seguito del mio arresto nel 2018, vorrei comunque esercitare il “Diritto di replica” (Legge 416 del 1981) dal momento che nel Vostro articolo citate il mio nominativo con altri dettagli (la mia origine territoriale e la mia età).

Sono una persona onesta, non mi interessa il denaro se non nella misura in cui questo serve per la sopravvivenza, ho fatto anche la scelta di non sposarmi proprio per non dipendere dal vile denaro ed essere libero (zainetto in spalla, un raggio di Sole, e questo mi basta per essere felice).

Nella mia vita non ho mai truffato nessuno (casomai è accaduto il viceversa), né ho la mentalità per anche solo pensare a cose del genere.

Quello che a me stupisce, riguardo alla vicenda giudiziaria, è che il mio processo viene continuamente rimandato per cause tecniche.

Personalmente so di essere innocente e non trovo giusto che i tempi della giustizia siano così lunghi, che la giustizia sia così contorta in senso strutturale.

Non trovo giusto neppure che il teorema – effettivamente logico e razionale – presentato contro di me da parte di una PM in vena di carriera (la quale è collega della consorte del direttore di banca che venne trasferito) non sia di certo basato su “prove” (impossibile trovarne) ma solo su gratuite “opinioni”, alcune delle quali del tutto prive di cognizione di causa o di facoltà discriminative.
Non trovo giusto che la Guardia di Finanza di Scafati si genufletta dinanzi ad un banchiere che impartisca a loro l’ordine di “incastrarmi” a tutti i costi, questo perché altrimenti io otterrei il diritto di denunciare la banca come minimo per appropriazione indebita, dal momento che la banca mi rapinò per 186 mila euro – in merito a questo fatto io portai la banca in tribunale, ed ottenni come sentenza la “immediata” restituzione del maltolto; purtroppo però la Magistratura incaricò proprio la Guardia di Finanza di Scafati per gestire l’operazione, la quale in sintesi era del tutto latitante (conflitto di interessi nei confronti del loro padrone il banchiere?), ed io impiegai circa 1 anno per recuperare quel capitale, spendendo soldi in avvocati, perché la banca si rifiutava categoricamente di restituire i soldi.
Non trovo giusto che a cinquant’anni e con una esperienza di circa venti come programmatore informatico oggi io non riesca a trovare lavoro perché quando un potenziale “datore di lavoro” (o meglio: datore “di stipendio”, dal momento che casomai il “lavoro” è esattamente quello che io “do”, in cambio di uno stipendio), ecco: facendo ricerche sul mio nominativo in internet spuntano fuori tutte le morbosità che giornalisti di cronaca devono scrivere, per le quali vengo pubblicizzato manco che fossi Totò Riina: ho ben 26 capi d’accusa, ma addirittura c’è un “filmato” (promosso da una certa testata giornalistica, il quale è ovviamente falso, non ha nessuna attinenza con gli eventi) nel quale, nei mie riguardi, si vede la Guardia di Finanza che fa inseguimenti in autostrada, che vola con gli elicotteri, che trova un tavolo con sopra valangate di mazzette di banconote…