L’Antimafia chiede il sequestro del Crotone Fc

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La scure dell’Antimafia pende sui destini del Crotone Fc. La squadra dei fratelli Vrenna, che contende alla corazzata Cagliari il primato nel campionato di Serie B, è finita infatti in un elenco di beni (per un totale di 800 milioni di euro) per i quali la Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro avrebbe richiesto il sequestro nell’ambito di un’inchiesta che riguarda Raffaele e Giovanni Vrenna.

La Procura della Repubblica presso il Tribunale catanzarese – l’inchiesta è coordinata dal procuratore Giovanni Bombardieri e dal sostituto Domenico Guarascio – riterrebbe i due fratelli, proprietari del club pitagorico, «soggetti socialmente pericolosi», richiedendone la sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno nel Comune di residenza per 5 anni.

Alla base delle accuse ci sarebbero anche diverse dichiarazioni di collaboratori di giustizia. Tuttavia, lo scorso 16 gennaio il Tribunale di Crotone, sezione misure di prevenzione, ha rigettato la richiesta della Dda, considerando i fratelli Vrenna solo come vittime dei clan.

Nel 2006, inoltre, Raffaele Vrenna venne accusato di concorso esterno. Condannato in primo grado, venne poi assolto.

Dal canto loro, Raffaele e Giovanni Vrenna si difendono dalle pagine del sito ufficiale del Crotone Fc, con un lungo comunicato da loro stessi firmato, che riportiamo integralmente qui di seguito.

In riferimento a tutti gli articoli di stampa apparsi negli ultimi giorni, il presidente Raffaele Vrenna e l’amministratore delegato Giovanni Vrenna intendono precisare:
“Con inaudita pervicacia è in atto un’aggressione mediatica che enfatizza, unilateralmente, un ricorso che la Procura ha interposto avverso un decreto del Tribunale di Crotone che si è occupato di una richiesta avanzata dalla Procura di Catanzaro, rigettandola. Ebbene gli estensori di alcuni articoli di stampa, oltre a dare al patrimonio dei fratelli Vrenna fantasiose quantificazioni (addirittura 800 milioni!?) o ad affermare falsamente che il Presidente del Crotone sarebbe stato arrestato (circostanze queste ultime che, poiché  false, saranno oggetto di valutazione in sede giudiziaria, visto che verranno perseguiti in sede civile e penale gli astiosi sprovveduti che si sono lasciati trascinare dall’impeto colpevolista che li ha travolti), continuano ad enfatizzare il ricorso della Procura e nel contempo banalizzare il doppio controllo giurisdizionale (da parte del Presidente del Tribunale -prima- e del Tribunale -dopo-) che, sulla richiesta della Procura, si è risolto in termini postivi, nel senso che è stato riconosciuto (si ribadisce) giurisdizionalmente che i fratelli Vrenna sono stati (e sono tutt’ora) vittime di angherie e vessazioni delinquenziali mafiose e non già conniventi. Parimenti, sempre in sede giudiziaria, è stata riconosciuta la legittimità del patrimonio (di gran lunga inferiore a quello surrettiziamente rappresentato). Ed allora ci si chiede perché un ricorso di parte (Procura della Repubblica) deve essere utilizzato per gettare deliberatamente discredito a livello nazionale su imprese sane, infangando anche la squadra di calcio che ha finora dimostrato di avere le carte in regola  per uno storico approdo nella massima serie. Senza voler fare voli pindarici e pensare a contorte e perverse macchinazioni, magari ipotizzando strumentali manipolazioni dettate da interessi specifici e mirati, non si può fare a meno di rimanere sbigottiti di fronte a prese di posizione giornalistiche che non appaiono propriamente libere e scevre da condizionamenti. Non deve sfuggire che il diritto di cronaca soggiace al limite della contingenza che comporta moderazione, misura e proporzione nelle modalità espressive. Non bisogna, quindi, mai trascendere in attacchi personali diretti a colpire la dignità e professionalità altrui. All’uopo ha rilievo non solo il contenuto dell’articolo, ma l’intero contesto espressivo in cui lo stesso si è inserito, compresi titoli e sottotitoli. Questi sono tutti degli elementi che rendono esplicito il significato di un articolo che può esser idoneo a fuorviare e suggestionare i lettori più frettolosi. Ecco perché la percezione visiva concorre quindi in maniera determinante ad attribuire un significato diffamatorio alla pubblicazione a mezzo stampa. E’ bene evidente, quindi, che la veste grafica ed i titoli utilizzati negli articoli di cui si discute sono fuorvianti. Ma di ciò si occuperanno il Giudice Penale e quello Civile già investiti dalle domande e denunce in tal senso avanzate dai fratelli Vrenna contro gli estensori, i Direttori e gli Editori delle testate giornalistiche interessati. Verrà nello stesso tempo avanzata una richiesta alla Procura della Repubblica, alla Procura Generale della Corte Di Appello, ed alla Procura Generale della Corte di Cassazione, al fine di verificare la legittimità di un utilizzo esterno di atti di parte che riguardano un procedimento in corso di trattazione”. 

Sulla vicenda si è espresso anche Andrea Abodi, presidente della Lega di Serie B, sottolineando l’importanza delle due sentenze espresse nel 2006 e nel 2016, pronunciamenti dei quali non si può non tenere conto.