Agerola – Quando il sacro incontra il profano

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Il profumo dei fiori si disperde nell’aria, i lineamenti delle dimore rustiche, ginestre e cespugli di cisti e rosmarino vestono di colori l’oblio, il chiacchiericcio, qui, si trasforma in silenzio e l’ambiente etereo viene spezzato solo dal canto delle cicale.

Il sentiero degli Dei continua a far innamorare: passeggiare qui significa iniziare un viaggio fra gli echi del passato.

Echi che si sono trasformati in tracce visibili, come i passi che da anni solcano questo sentiero; del luogo “dove cielo e mare si fondono in un abbraccio” personaggi illustri ne hanno delineato l’anima e svelato i segreti, ma non è stato ancora detto tutto.

Questo percorso non è mai uguale a se stesso e continua a sorprendere, a rigenerarsi.

Ed ecco sbocciare un murale su di un’abitazione privata. Seduce sguardo e mente.

I contorni sembrano sollevarsi e prendere vita mentre le sue cromie si accendono, rendendolo alla vista un esplosione di colori  che risveglia nei viandanti pura estasi.

L’autore è un giovane napoletano, Vittorio Valiante.

L’artista partenopeo è nato a Napoli nel 1991, dopo aver conseguito nel 2009 il diploma al liceo d’arte Suor Orsola Benincasa e, dopo un breve periodo all’Accademia delle Belle Arti di Napoli, ha proseguito il suo percorso artistico come autodidatta.

Appassionato, ha approfondito la tecnica della pittura ad impasto con le opere di Rembrandt Van Rijn  e la pittura dei macchiaioli, in particolare la scuola napoletana di fine ‘800 e primi del ‘900.

Tante le esperienze in tutto il mondo, ma la svolta decisiva la si ha nel 2018, anno in cui inizia a praticare l’arte di strada, quella del Madonnaro.

Il percorso iniziato il 23 luglio scorso, si è concluso: due volti, da una parte la dea Mnemosyne (di cui finora non esisteva iconografia), dall’altra il volto di una giovane fanciulla.

Mnemosyne è la personificazione mitologica della memoria nella religione greca.

La leggenda narra della sua grande bellezza che fece innamorare perdutamente il Padre degli dei.

I due trascorsero insieme nove notti e dopo un anno Mnemosyne partorì le nove Muse, dedite al canto e alle arti, ispiratrici di poeti, capaci di stimolare le potenzialità creative della psiche.

Molto interessante è che la memoria era per i greci un esperienza vitale così come l’oblio. Indispensabile per vivere era per loro la memoria dell’età puerile e la capacità da adulti di mantenere l’innocenza che si ritrova solo negli occhi di chi ha cuore puro.

“L’infanzia è libertà senza eguali, un’età così leggera da poter volare! Mnemosyne invita a far riaffiorare questa sensazione, come giusto approccio alla vita per affrontare il lungo e magico Sentiero degli Dei, immergendosi nella sincera realtà della sua natura…”: conclude l’artista con pochi , ma importanti versi.

Antonietta Della Femina