La riflessione – Alla ricerca di una vita tranquilla

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Immersi in un contesto privato di tutto quello che crediamo essere indispensabile, isolati in una natura primordiale, distanti da quelli che sono i rumori che fanno da sottofondo nelle giornate e, sempre più spesso, anche nelle notti estive, inseriti in una piccola comunità dove gli iscritti alla scuola media sono appena nove, e dove anche agli “stranieri” si tributa un saluto, scopriamo il ristoro della mente e del corpo.

Il ritmo delle giornate rallentato oltre ogni immaginazione, la piazza del paesino che convoglia tutti gli abitanti che scambiano chiacchiere, prendono un caffè, i bambini felici che immergono le mani nella fontana senza sporcarla, la pallina del calciobalilla che risuona durante la canicola, i rintocchi dell’orologio che scandiscono un tempo diverso.

Non posso non crogiolarmi in questa atmosfera surreale, mi sento bene, mi sento meglio e riesco a pensare in modo rilassato come non mi accade spesso.

Le riflessioni mi sovvengono al ritorno alla vita caotica e, come spesso accade, trovo risposte nella lettura.

L’ultimo contributo, prima della scomparsa del sociologo Bauman “Nati liquidi – Trasformazioni nel Terzo Millennio” Sperling & Kupfer del 2017, mi fornisce un riferimento teorico interessante, per cercare spiegazioni alle mie domande.

Un libro inteso come un dialogo con un interlocutore molto più giovane, Thomas Leoncini, figlio di quella società liquida di cui Bauman è stato lo scopritore.

Il senso di appartenenza alla Comunità è andato perduto perché quello dell’affermazione identitaria è divenuto fondamentale, il primo è vissuto come coercitivo, mentre il secondo è il risultato della libera scelta.

Un esempio che semplifica la teoria, è rappresentato dal sempre più frequente ricorso ai tatuaggi: i giovani, e non solo, incidono sulla pelle ogni sorta di messaggio, avente lo scopo di rimarcare il diritto inalienabile all’affermazione di sé.

Anche la chirurgia estetica, rappresenta il baluardo attraverso cui esprimere la volontà di autoaffermarsi seguendo i dettami che la moda impone. Il consumismo trasforma le possibilità in obblighi da seguire.

La liquidità sociale ha trasformato anche l’aggressività che è diventata sempre più manifesta, nel linguaggio sui social e negli episodi di bullismo, che non possono considerarsi alla stessa maniera di quelli che sono espressione dei riti di iniziazione, che stabiliscono il passaggio dalla crescita biologica a quella sociale.

Il dialogo in questo scenario è escluso, le nuove tecnologie della comunicazione agevolano simili comportamenti, ma ciò che preoccupava il sociologo è la banalizzazione del male che per esistere non ha bisogno di motivazioni, e in cui la responsabilità individuale si perde nell’azione collettiva.

Il web ha stravolto i rapporti, spesso il contatto virtuale tra le persone anticipa quello reale, quando avviene, e nasconde un inganno, quello di credere di essere inseriti in una democrazia universale in cui tutti possono trovare uno spazio comunicativo. Ma è davvero così? Secondo Bauman è un’illusione che si perpetra attraverso l’esaltazione dell’individualità e dell’autostima, perché la selezione delle amicizie avviene in base alla condivisione delle medesime idee, dei like ricevuti, abiurando alla dimensione del pensiero democratico che si avvicina al totalitarismo del pensiero.

Nella modernità siamo, come rivelano ricerche sociologiche, spinti a ricercare una zona di confort nella quale selezionare ciò che corrisponde a noi stessi e ad escludere tutto quello che stressa perché ci obbliga ad una riflessione critica sul nostro operato; “ognuno di noi, sul palcoscenico della contemporaneità, è consapevole dell’impotenza degli strumenti che possiede”.

La natura è la verità che ci riconcilia con la vita.