È stata intonata l’Alleluja di Cohen al termine della messa per Nadia Toffa. Si è acceso anche un lungo applauso che ha accompagnato il feretro fuori dal Duomo di Brescia al termine dei funerali. Centinaia di persone hanno salutato la conduttrice tv battendo le mani, qualcuno ha urlato: «Ciao Nadia, ci mancherai». Toccante è stata l’omelia di don Maurizio Patriciello. «Abbiamo un debito di riconoscenza verso questa ragazza. Nadia, sei stata capace di mettere l’Italia sottosopra, di unire il Nord e il Sud, la Terra dei fuochi con Brescia. Sei entrata nel cuore di tutti e non perché eri un volto della tv. Nadia è stata amata, non solo stimata». Non è mancato un riferimento alla Terra dei Fuochi, su cui Nadia Toffa ha realizzato tanti servizi. «Nadia ha avuto fame e sete di giustizia, è arrivata là dove la gente era bistrattata e maltrattata. Come nella mie terra, la Terra dei Fuochi, dove il terreno è inquinato anche dai rifiuti del Nord, con la complicità della nostra camorra. Lei intervistò Schiavone e lui le disse come stavano davvero le cose. Certo, lei aveva dei nemici, ma se tutti parlano bene di voi avete qualche problema. Come nostro Signore Gesù Cristo: anche lui è stato messo in croce perché davanti alla verità la testa non l’ha abbassata mai». E poi il messaggio della nipote: «Mi ripeteva sempre di sorridere alla vita, rappresenti per me un modello di donna straordinaria, sono fiera di essere la tua nipotina».
Don Patricello si è rivolto più volte dal pulpito ai genitori durante i funerali. «Niente toglie il dolore di Margherita e Maurizio, ma non pensate che sia inutile, perché quando lo portiamo insieme pesa sempre di meno». Ma ha anche ricordato anche ciò che ha reso la giornalista così amata. «Nadia ha urlato che Dio non è cattivo, infatti è amore. E ci ha detto di non sentirci soli». E ha lanciato un appello: «Ritorniamo ad essere umani. Lasciate stare i muri, prima o poi cadranno». Sono tante le cose che Nadia Toffa ha imparato durante la sua malattia. «Nadia ci ha detto che la preghiera è un abbraccio. Nadia è morta? Questa è una menzogna. Noi siamo vivi e lei è morta? Questa è una menzogna». E poi si è rivolto di nuovo ai genitori: «Distraetevi un attimo e lasciatemi parlare ai genitori di questa giovane». E quindi ha proseguito: «La bara è brutta, soprattutto quando è bianca. Le dicevo di essere stanco di vedere bare bianche all’altare. Non pensavo che avrei ritrovato anche lei in una bara bianca». Ma quella bara non è tanto diversa da quella culla in cui 40 anni fa l’hanno accolta: «La culla dice gioia. Guardate bene quella bara: culliamola anche ora».
Una cravatta de “Le Iene” sulla bara. Prima dell’inizio dei funerali nella cattedrale di Brescia l’ideatore delle Iene e autore Davide Parenti l’ha deposta sulla bara: è il simbolo della redazione del programma. È grande la commozione durante l’omelia di don Maurizio Patricello: «Nadia era dalla parte dei deboli. Come Gesù è stata amata e odiata. Pagheremo la voglia di giustizia e verità come ha fatto Nadia, amata per la sua sete di verità. Hai saputo fare del tuo lavoro una missione». Tanti i passaggi nei quali don Maurizio deve fermarsi un attimo per l’emozione: «Nadia amante di giustizia e verità ha raggiunto la fonte. Vieni a dirci cosa è il Paradiso. Vieni a dirci che non è un luogo ma una persona. Ora hai appagato la tua sete di giustizia e verità». E poi un appello a tutti i presenti: «Che nulla vada perduto, questo è il regalo più grande che le possiamo fare».

