L’adolescenza, si sa, è il periodo della scoperta di sé, dell’individuazione del posto da occupare nella società, del cambiamento, e diventa una tappa significativa per ognuno.
È il momento rivoluzionario delle scelte, delle prese di posizione, delle idee che si consolidano attraverso il continuo confronto con gli altri e con l’altro.
Gli adolescenti di ieri cosa hanno in comune con quelli di oggi? Tutto e niente, perché se i moti dell’anima restano gli stessi, l’àlveo entro il quale tutto si consuma, risulta essere radicalmente diverso.
E di adolescenza si parla nel libro di Giorgio Scianna dal titolo “Cose più grandi di noi” Einaudi editore, nel quale la diciottenne Marghe si trova a rispondere privatamente e pubblicamente delle proprie scelte che l’hanno vista simpatizzare con le idee delle Brigate Rosse agli inizi degli anni Ottanta.
Marghe è traditrice per due volte, una nei confronti della famiglia quando deraglia verso una visione della società che esaspera i toni e prevarica l’uomo; l’altra quando per vedersi riconosciuti gli arresti domiciliari, deroga a quello che sembrava aver condiviso come principio dell’esistenza.
Il pentitismo di quegli anni ha un duplice significato: tradimento per i compagni e occasione per lo Stato di sferrare il colpo mortale al terrorismo.
La diciottenne Marghe vive il conflitto più forte con la determinata madre, che preferisce saperla in un appartamento vicino a quello dove si trovano i fratelli e lasciarla alle cure del padre per la durata dei domiciliari.
È qui che Marghe scoprirà di essere ancora prigioniera e cercherà se stessa, scoprendo le reali implicazioni per quelle scelte operate con l’intensità tipica dell’adolescenza.
Scianna racconta degli anni di piombo e dell’atmosfera inquieta che li ha accompagnati ai giovani di oggi e a quelli di ieri, che non lo sono più, e sorprende notare quanti cambiamenti ci siano stati in un trentennio.
Anni di lotte, di imboscate, di assassinii in nome di ideali considerati inderogabili e in grado di giustificare tutto, ma che hanno prodotto lutti e sofferenze non ancora sopite.
Sono gli anni sconosciuti alle giovani generazioni, forse incomprensibili quanto inaccettabili, che meriterebbero una maggiore attenzione per supportare la consapevolezza di un epoca ancora indigesta.

