Capodichino, un mercoledì da dimenticare, anzi da cancellare

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Il mercoledì a Capodichino non è un giorno qualunque. Qui, all’ aereoporto internazionale napoletano, unico in Campania, questo giorno appare il più difficile e duro da gestire. Le tariffe dei voli si assestano su cifre accettabili dopo i picchi registrabili nel weekend. Ma questo, però, non è un dato sufficiente a legittimare disfunzioni evidenti della macchina organizzativa di un sito aeroportuale che ha un affluenza media di passeggeri attestata intorno al milione al mese. Numeri da capogiro, che dovrebbero garantire la messa in atto di un servizio efficace, magari tra i migliori in Europa.

Ma non è così. Tra i migliori d’ Europa ci siamo, ma non per l’ ottima qualità di prestazioni. No.

Siamo sul podio per mala-organizzazione. Come sempre. Da sempre.
Una gestione delle rotte, o meglio del numero di rotte, aumentate in larga misura, evidentemente trattata con superficialità.

Mentre un manager o un dirigente azzarda partenze, arrivi o scali, migliaia di passeggeri perdono ore se non giorni in aereoporto, perdono lavori, meeting o cerimonie.

Per una mossa a scacchi di un “professionista” mille passeggeri si accampano giornate intere su panche spesso scomode e dotate di ingressi usb non funzionanti per ricaricare gli smartphone.

Questa è la triste cronaca di un tipico mercoledì Napoletano in aereoporto.

Dimostratosi tipico anche oggi 10 luglio, quando almeno tre voli sono slittati di circa 3 ore lasciando migliaia di passeggeri riversati, talvolta, anche per terra.
A confermare tali disagi, anche lavoratori della nota compagnia di voli low cost, Ryanair.

Ci si chiede se davvero valga la pena aumentare il numero di rotte in un impianto che non ha lo spazio necessario a contenerne di più. Vero è, che il traffico non è sempre lo stesso, ma i regolamenti,i parametri sono creati per essere rispettati. E se vengono rispettati, difficilmente non adempiono alla loro funzione.