L’elezione del Presidente della Repubblica Italiana del 1978, si svolge dal 29 giugno all’8 luglio; è l’ottava elezione del Capo dello Stato. Al I scrutinio, i partiti maggiori votano i loro candidati di bandiera: la Democrazia Cristiana Guido Gonella, il Partito Socialista Pietro Nenni e il Partito Comunista Giorgio Amendola. Al IV scrutinio, quando è sufficiente la metà più uno dei suffragi per risultare eletti, resta in corsa il solo Amendola, mentre democristiani, socialisti, socialdemocratici e repubblicani decidono di astenersi. Il 2 luglio il segretario socialista Bettino Craxi propone ufficialmente Sandro Pertini alla DC, che risponde di indicare un nome del partito di maggioranza relativa. Il 3 luglio i repubblicani candidano Ugo La Malfa, senza successo. Il 3 luglio Craxi torna alla carica con la DC per un Presidente socialista indicando altri due nomi (Antonio Giolitti e Giuliano Vassalli). Il PCI appoggia ma fa intendere che preferirebbe il compagno Pertini, lontano da Craxi da poco segretario del partito. Vassalli si sfila, Giolitti, nipote d’arte, si fa da parte, su consiglio di Eugenio Scalfari, in omaggio alla grandezza di Pertini. Solo dopo quindici scrutini andati a vuoto, di cui dodici con la maggioranza dei parlamentari che si astengono o votano scheda bianca, la pressione dell’opinione pubblica spinge il segretario della DC, Benigno Zaccagnini ad accettare la candidatura di Sandro Pertini. Su tale nome si accodano anche gli altri partiti del cosiddetto “fronte costituzionale” (PCI-PSDI-PRI e PLI) e Pertini risulta eletto l’8 luglio 1978, al 16º scrutinio, con 832 voti su 995. XVI scrutinio. Per la nomina è richiesta una maggioranza assoluta dei 1011 membri dell’Assemblea. Presenti 995. Sandro Pertini 832 voti, Francesco De Martino 9, Amintore Fanfani 7, Giorgio Amendola 4, Normanno Messina 3, Antonio Giolitti 2, Ugo La Malfa 2, Paolo Rossi 2, Voti dispersi 7, Schede bianche 121, Schede nulle 6. Gli dedicherà la prima pagina persino Lotta Continua, in ricordo della partecipazione, da anziano presidente della Camera senza scorta, ai funerali di Walter Rossi. Sarà il primo presidente populista della storia repubblicana. In senso buono, coi discorsi post terremoto in Irpinia e la presenza ai mondiali del 1982 densi di gloria azzurra, con la bara di Berlinguer vegliata e accarezzata, la partecipazione al dramma in diretta del piccolo Alfredino Rampi ma anche con l’odore di lindo che emanava ogni suo gesto, cominciando dal rinunciare a vivere al Quirinale, per lui solo un ufficio e mai un palazzo.


