Erano stati chiamati a comparire nella veste di testimoni nell’udienza del processo Criniera fissata per le 11 di stamattina l’ex presidente della provincia Edmondo Cirielli, parlamentare Fratelli D’Italia, l’ex sindaco di Pagani Salvatore Bottone e l’ex presidente della provincia di Salerno Antonio Iannone. Chiamati dalla difesa di Massimo D’Onofrio, imputato nel processo sul sistema camorra-politica a Pagani, in riferimento al ruolo di cerniera, in rapporti col clan Fezza-Petrosino D’Auria attraverso Michele Petrosino, anche lui imputato nel procedimento. L’udienza, nell’aula Marcello Torre del Tribunale di Nocera Inferiore, è durata meno di un’ora. Carlo De Martino – collegio difensivo di D’Onofrio – ha rinunciato alle testimonianze di Bottone e Iannone. Ha testimoniato solo Cirielli, durata di circa 10 minuti. L’ex presidente della Provincia ha negato qualsiasi conoscenza con D’Auria, di averne appreso il nome dai giornali, di non essere all’epoca a conoscenza della cooperativa sociale New Service, che l’allora consigliere provinciale D’Onofrio mai gliene parlò, che andava fatto – come fu fatto – un bando trasparente con procedura rafforzata. Successivamente, quando scattarono gli arresti e l’inchiesta ebbe vasta eco sui giornali, ha confermato di essersi interessato in maniera stretta di eventuali coinvolgimenti a livello di Provincia, relazionando tramite alla Procura della Repubblica, visto che uno degli arrestati aveva la moglie tra i componenti della cooperativa. Successivamente l’avvocato Giovanni Annunziata, collegio difensivo di Alberico Gambino – ha interrogato come testimoni l’ex assessore Enrico Cascone, l’operatore di polizia locale Carlo Ianniello e il brigadiere del comando dei vigili Giovanni Torre sull’episodio del 2009, riguardante la constatazione fatta da Gambino, alla presenza dei vigili, che nel parcheggio di via Garibaldi, c’erano 13 auto non munite di ticket, con responsabilità a Giacomo Cicalese, che ebbe un malore, ma che su constatazione di Cascone, medico oltre che assessore, e del successivo errore del 118, si rivelò senza conseguenze. Da quel momento Cicalese fu allontanato dalla mansione e oggetto di un procedimento penale successivamente caduto in prescrizione. Senza particolare esito la deposizione di Giancarlo Pisacane, che pur potendo avvalersi della facoltà di non rispondere essendo fratello di uno degli imputati, ha semplicemente dichiarato di essere amico, anzi conoscente di lunga data di un altro imputato. Prossima udienza non fattibile a luglio, a causa di un’astensione degli avvocati. Se ne riparlerà il 10 settembre alle 9,30 probabilmente con altri testi da ascoltare, tra questi l’ingegnere Pandolfi Elettrico, oggi impossibilitato per vacanza all’estero. L’intero processo ricostruisce il ruolo e l’organigramma del clan Fezza-Petrosino D’Auria, egemone a Pagani e capeggiato per la procura da Antonio Petrosino D’Auria.

