Sta per tornare alla Juve, allenerà l’Under 23 in C per volere del suo amico Filippo Fusco. Lui è Fabio Pecchia, uno dei pochi calciatori laureati, per l’esattezza in Legge. Non è riuscito a giocare le Universiadi ma ne parla con piacere. “Mi sarebbe piaciuto tantissimo partecipare alle Universiadi: penso sia una magnifica opportunità per incontrarsi e confrontarsi con atleti di tutto il mondo. Io in quel periodo ero con l’Under 21 e così non le ho mai giocate”. Una laurea presa in 10 anni anche per non dispiacere a papà. “Mio padre spingeva per altre cose che non fossero il calcio. Studio e scuola non si potevano ignorare e voleva che studiassi. E’ stata dura ma con i sacrifici ce l’ho fatta. Sono cose complementari che si possono portare avanti con la volontà”. In ritiro con i libri per studiare: preparare una partita e un esame, un doppio impegno. “Tutto si può fare quando si vuole. E’ questione anche di predisposizione”. Calcio e cultura possono abbracciarsi e fare un cammino insieme. “Assolutamente. E’ una storia vecchia quella del calciatore sinonimo di ignoranza. Poi dipende dal carattere e dagli obiettivi”. Universiadi dietro l’angolo. “Si, vanno vissute con curiosità ed emozione. E’ un passaggio importante anche per la crescita del giocatore, appunto un confronto con atleti di tutto il mondo. E poi Arrigoni è un tecnico di grande esperienza, che può riuscire a fare delle belle cose”.

