«Proprio noi, che più di altri, ci battiamo per la difesa dell’articolo 21 della Costituzione, riteniamo gli scritti e il pensiero del direttore Feltri veri e propri crimini contro la dignità del giornalista» scrivono i due giornalisti. Il direttore di ‘Libero’, in un editoriale sul suo giornale, pur riconoscendo la «mirabile» arte di Andrea Camilleri, se la prende con la sua creatura più nota, il commissario Montalbano. «L’unica consolazione per la sua eventuale dipartita – scrive caustico in un passaggio sullo scrittore siciliano – è che finalmente non vedremo più in televisione Montalbano, un terrone che ci ha rotto i co… almeno quanto il fratello Zingaretti, segretario del Partito Democratico, il peggiore del mondo».
«Le parole di Vittorio Feltri su Andrea Camilleri e le sue opere – aggiungono – hanno rappresentato per noi la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Ne va della credibilità di ognuno di noi e della nostra categoria. Adesso basta. O noi o lui. Quel «terrone che ci ha rotto i c….» per noi figli del Sud è inaccettabile. Non è in gioco la libertà di pensiero. Sono in gioco i valori della nostra Costituzione. Ogni suo scritto trasuda di razzismo, omofobia, xenofobia». Dopo frasi su Camilleri, «incompatibili» con la sua iscrizione all’albo. Dopo la miseria portano le malattie» (rivolto ovviamente ai migranti), l’ormai tristemente celebre «Bastardi islamici» – ricordano ancora nella lettera – o, uscendo dal seminato delle migrazioni, robaccia come «Più patate, meno mimose» in occasione dell’8 marzo (e le diverse varianti dedicate anche a Virginia Raggi, con il «patata bollente”) o «Renzi e Boschi non scopano». Poi gli insulti a noi del sud con il celebre «Comandano i terroni» e infine il penultimo, di qualche mese fa, «vieni avanti Gretina» (dedicato alla visita a Roma di Greta Thunberg)». «L’idea che Vittorio Feltri offre – sottolineano – è che si possa, impunemente, permettersi questo avvelenamento chirurgico. E non è un problema solo suo. Almeno, non lo è più. A lui non frega niente: il limite, la deontologia, la misura, il buon senso, diremmo perfino la dignità sembrano saltate da tempo. Noi siamo convinti che resti intatta la bellissima frase che recita “Non condivido le tue idee ma darei la vita per permetterti di esprimerle”. Continuiamo a batterci contro la censura e gli editti, ma non possiamo accettare tra noi chi istiga all’odio. Ne va della nostra credibilità». Il presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti Carlo Verna replica a Paolo Borrometi e Sandro Ruotolo: “Condivido le ragioni dei colleghi Borrometi e Ruotolo sul caso Feltri-Camilleri, se l’Ordine dei Giornalisti fosse un club mi autosospenderei pure io. Ma non lo è e l’istituto dell’autosospensione non esiste, ci si può semmai cancellare, astenendosi dallo svolgere la professione e, salvo il diritto d’opinione, poi iscriversi di nuovo quando sono cessate le ragioni di cui alla polemica”. Ma anche il presidente della Commissione Antimafia Nicola Morra, del M5s, si fa sentire via social per sottolineare che, dopo le parole di Feltri, «Camilleri mi diventa simpatico a prescindere: mi sento orgogliosamente terrone, orgogliosamente rompicoglioni». Anche sui social è polemica. In poche ore, l’hashtag #Feltri diventa primo nei trend topic di Twitter e i commenti non vanno per il sottile. «I libri di Camilleri – scrive Pamela Ferrara – resteranno nella storia della letteratura. Gli articoli di #Feltri, al massimo, verranno citati come esempio di giornalismo vergognoso».

