E’ morto senza riuscire a incassare il 13 al Totocalcio da circa un miliardo di lire che sosteneva di aver realizzato il primo novembre del 1981: è la storia di Martino Scialpi, il commerciante ambulante di 67 anni di Martina Franca (Taranto) che aveva ingaggiato con il Coni un’estenuante battaglia giudiziaria. La vincita, però, non gli è stata mai riconosciuta perché il Coni ha sempre sostenuto che la schedina non sia mai arrivata all’archivio corazzato del Totocalcio. Era il pomeriggio di 1° novembre 1981 quando quel ragazzo pugliese di 28 anni si ritrovava all’improvviso straricco. L’uomo compra una schedina in una ricevitoria di Ginosa, in provincia di Taranto, e becca i risultati di tutte le partite. Il calvario di Scialpi inizia quando smarrisce la matrice della sua schedina. Di fatto il tagliandino che avrebbe cambiato la vita di Scialpi non è mai arrivato nell’«archivio corazzato» della commissione del Totocalcio di Bari. Ma la storia è più complessa e inizia a rimbalzare da un aula di tribunale all’altra, di ricorso in ricorso. Si scopre che la ricevitoria dove Martino ha giocato la schedina non è riconosciuta. Ingaggia con il Coni un’estenuante battaglia giudiziaria. Scialpi fu processato e assolto in via definitiva nel 1987 dall’accusa di truffa con la restituzione della schedina originale. Per 38 anni ha combattuto una battaglia giudiziaria, inseguendo il sogno di incassare quella vincita che oggi, con la rivalutazione monetaria, corrisponderebbe a una decina di milioni di euro.

