FESTA DELLA MAMMA. “I figli sono i miei gioielli”, com’è nato il modo di dire

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di CAROLINA D’AURIA – “Chi tene a mamma è ricche e nun ‘o sape” è il primo verso di una delle poesie più belle scritte in dialetto napoletano. Composta dal grande rimatore partenopeo Salvatore Di Giacomo, autore dell’emozionante canzone “Era de maggio”, la lirica mette in evidenza l’incommensurabile ricchezza che possiede chi ha ancora una madre.
Il componimento fu reso ancora più famoso dall’interpretazione che ne diede l’indimenticabile Antonio De Curtis, in arte Totò, che amava particolarmente questi versi.
L’amore di una madre è smisurato come il mare: non finisce mai ed anche l’uomo più malvagio nasconde ancora un barlume di bontà se vuole bene almeno a sua madre. Le madri sono le uniche persone al mondo che darebbero la vita per i loro figli e lo farebbero sorridendo serene, soddisfatte di aver contribuito alla felicità delle loro creature. Sono le madri che accolgono protettive nel loro grembo i piccini quando piangono e sono sempre le madri che continuano a guidare ed a consigliare i figli una volta adulti.
In genere la decisione definitiva si prende solo dopo aver consultato “mammà”… e questo perché la mamma è la persona che ci conosce più di tutti e prima di tutti intuisce cosa è meglio per noi. Da sempre scrittori, pittori ed artisti in genere si sono ispirati alla figura materna: quello della madre è un topos letterario nell’epica classica così come nella letteratura moderna e contemporanea. Nell’Iliade, Andromaca incarna l’ideale della moglie devota e della tenera madre, mentre Penelope nell’Odissea, riveste unicamente il ruolo di mamma presente e di moglie fedele che non nutre nessun altro desiderio se non quello di ricongiungersi al marito.
Non mancano purtroppo nella tragedia greca esempi di madri feroci e spietate ma tali personalità suscitano un senso di orrore e di sdegno.
La storia romana invece ci ha restituito il ricordo di Cornelia, la coraggiosa madre dei Gracchi che, rimasta vedova in tenera età, rifiutò di risposarsi per consacrarsi alla crescita ed all’educazione dei figli. Di questa illustre matrona romana è rimasta proverbiale la risposta data ad una nobildonna che ostentava le sue ricchezze; si dice infatti che Cornelia mostrando i suoi figli avesse esclamato: “Ecco i miei gioielli!”.
E chi potrebbe dimenticare il melanconico ritratto della madre di Cecilia, tratteggiato da Manzoni nel XXXIV capitolo dei Promessi sposi? La donna privata della vita della figlia, sembra oramai spenta e svuotata, non ha più nessuna ragione per andare avanti. E questo sono per noi i figli: lo scopo stesso della nostra esistenza. La figura materna condiziona la formazione della nostra personalità sia con la sua presenza sia con la sua assenza: lacerante è il dolore di chi ha perso la madre troppo presto o addirittura di chi una madre non l’ha mai avuta. Accogliere con amore un bambino nel proprio grembo è naturale ed istintivo ma non ci distingue dagli altri esseri viventi; il momento del parto non ti rende mamma. Diventi madre quando rinunci al sonno, al pranzo, alle tue ambizioni per occuparti di tuo figlio e le sue priorità diventano le tue priorità. Questo non vuol dire che noi mamme siamo infallibili …anzi! Sbagliamo continuamente sia per eccesso d’amore sia perché i ritmi frenetici della società in cui viviamo ci portano ad essere oberate di impegni ed a volte impazienti, soprattutto quando dobbiamo sopperire alle mancanze dell’altra figura genitoriale di riferimento. Siamo infatti nell’epoca delle mamme-tutto: delle mamme che lavorano (è oramai difficile trovare una madre che si dedichi solo alla crescita dei figli ed alla gestione della casa), delle mamme taxi, delle mamme psicologhe, cuoche , maestre ed a volte ci improvvisiamo anche clown per risollevare l’animo dei nostri pargoletti afflitti da piccoli o grandi problemi.
La maternità fa emergere delle doti straordinarie ed una forza inaudita che prima della nascita dei figli neanche immaginavamo di avere. Quando a Sophia Loren fu chiesto che cosa fossero per lei i suoi figli, l’attrice rispose: “Il mio cuore che cammina fuori dal petto!”.
Effettivamente le madri vivono dello stesso battito dei figli: aprono gli occhi la mattina pensando a loro e li richiudono la sera con lo stesso pensiero. Ribadisco il concetto che essere madri non dipende da una condizione biologica o da una pancia che cresce; ci sono donne che non hanno avuto il privilegio di partorire e che si sono dimostrate più “madri” di chi ha ricevuto questa benedizione.
E’ madre chi è capace di donarsi instancabilmente, chi è capace di apportare amore e gioia anche nelle situazioni più tristi e poco o nulla c’entra il fattore genetico.