I nomi sono di fantasia ma i riferimenti chiari: magistrati che si accordano per far finire “sotto indagine, se non arrestarlo, qualche imprenditore o qualche politico (una volta addirittura un vescovo), per poi estorcere denaro per far morire il processo”. Fratelli avvocati che sfruttano le parentele oltre a una lunga serie di malefatte che avvengono in questo tribunale “davanti al mare, in mezzo al castello e alla cattedrale”. Proprio come quello di Trani. Tre anni fa il libro di Del Castillo sollevò un polverone, seguito da altro, ad esempio da una foto di una magistrata che si fa leccare il piede durante una festa da un avvocato. E’ passato qualche anno. Ora il gip del Tribunale di Lecce ha accolto la richiesta di incidente probatorio avanzata dalla Procura di Lecce per cristallizzare le dichiarazioni rese in undici diversi interrogatori, fino al marzo scorso, dagli indagati Antonio Savasta, ex pm di Trani attualmente agli arresti domiciliari, Vincenzo Di Chiaro, poliziotto attualmente in carcere, e dall’imprenditore Flavio D’Introno. L’inchiesta e’ quella su presunte tangenti pagate in cambio di procedimenti penali favorevoli che nel gennaio scorso ha portato all’arresto dei magistrati pugliesi Savasta e Michele Nardi (tuttora in carcere), e dell’ispettore Di Chiaro. Il gip ha fissato per il prossimo 13 maggio l’inizio della prima udienza. La Procura ha inviato avvisi di garanzia ad altre quattro persone. Si tratta del magistrato Luigi Scime’, ex pm a Trani ed ora in servizio presso la corte d’appello di Salerno, l’avvocato Giacomo Ragno, Savino Zagaria, cognato di Savasta, e Martino Marancia. Le nuove imputazioni formulate a carico degli indagati riguardano presunti episodi di corruzione, concussione, falso, calunnia, millantato credito ed estorsione.
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