Nocera Inferiore, Tenzone Dantesca, ragazzi delle medie strepitosi

0
270

«Pape Satàn, pape Satàn aleppe!, cominciò Pluto con la voce chioccia; e quel savio gentil, che tutto seppe, disse per confortarmi: Non ti noccia la tua paura; ché, poder ch’elli abbia,
non ci torrà lo scender questa roccia.» Il verso è pronunciato da Pluto, che Dante pone come guardiano del Quarto Cerchio. La parola Satàn ripetuta ben due volte e la parola Pape che assomiglia ad un imperativo latino (sebbene non esista alcun verbo riconducibile) fa pensare a una preghiera o a un’invocazione del maligno contro gli intrusi. Dante probabilmente intendeva dare un senso, seppure oscuro, alle parole demoniache mettendo almeno qualcosa di riconoscibile (Satàn), ma lasciando quell’indeterminatezza minacciosa, dove chiunque potesse immaginarvi il significato che più lo spaventasse. Coi versi del canto VII dell’Inferno, ha vinto la tenzone dantesca del Vico dedicata ai giovani, quelli di seconda e terza media, Francesco Fasciani dell’Ilaria Alpi di Nocera, vittoria allo spareggio con 48/50 dopo il 49/50 della prima prova. Secondo posto per Bianca Guadagno, della Solimena, Terzo posto per Eva Pisciotta della Criscuolo di Pagani. La sezione dedicata ai gruppi l’ha vinta l’Ilaria Alpi. Menzione fuori concorso, un inno all’inclusione grazie alla prof Ida Lenza, alla romena Emilia Andrea Bercea, da noi da appena 4 anni. Giuria composta dalla preside Teresa De Caprio e ai prof in pensione Vincenzo Caiazzo, Lucia Silvestri, Tina De Vivo e Franca Gabriele. La preside della Solimena Anna Pentone alla fine ha espresso parole di ringraziamento e distanza per Teresa Staiano, non più al Vico ma animatrice in passato della splendida manifestazione. Caiazzo ha invece sottolineato il livello notevole della “contesa”, la preparazione dei ragazzi e la validità del lavoro dei loro professori. Ha vinto l’Inferno ma a noi che piace scherzare occorre un pizzico di Paradiso e ve lo proponiamo così. alla Grignani: E dimmi perché. In questo girotondo d’anime. Non c’è un posto. Per scrollarsi via di dosso. Quello che ci è stato detto. E quello che ormai si sa. E allora sai che c’è. C’è che c’è, c’è che prendo un treno. Che va a paradiso città. E vi saluto a tutti e salto su. Prendo il treno e non ci penso più. Un viaggio a senso solo senza ritorno. Se non in volo. Senza fermate né confini. Solo orizzonti neanche troppo lontani. Io mi prenderò il mio posto. E tu seduta lì al mio fianco. Mi dirai destinazione paradiso. Paradiso città