Il sogno di una città che legge

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Il Festival “#NoceraLegge” ha aperto i battenti con la scrittrice Marzia Sicignano, reduce dal successo del suo primo libro “Io, te e il mare”.

L’addetto stampa della Kermesse, il giornalista Davide Speranza, ha sottolineato che l’obiettivo dell’iniziativa è quello di formare una città che legge, perché “le storie raccontate permettono di approfondire, conoscere e salvare pezzi di mondo” che altrimenti andrebbero dispersi.

La giovane scafatese ha presentato il nuovo lavoro “Aria”, edito sempre da Mondadori, nell’incontro tenutosi in Piazzetta Petrosino, nel quale, intervistata dalla giornalista Alfonsina Caputano, ha disquisito sui messaggi sottesi nel libro.

I protagonisti sono due giovani Silvia e Guido, il cui incontro suggella un amore che non è il punto focale del viaggio letterario intrapreso nella narrazione, ma diventa il veicolo per sondare le vite di chi sente di avere il respiro bloccato.

L’amore rompe l’involucro in cui i due sono tenuti prigionieri e proprio grazie all’amore che trasforma, è possibile realizzare il salto dal passato al presente e riprendere a respirare in un afflato unico; anche l’immagine di copertina traduce il senso di questo percorso in cui due individui sono raffigurati in sospensione nell’atmosfera, legati da un filo rosso, che esprime la comunione nella quale sono ormai immersi dopo l’unione.

L’amore, sottolinea l’autrice, non risolve tutti i problemi, ma delinea una presenza che concretizza il passaggio significativo per raggiungere la felicità.

La tristezza da dove arriva? La risposta della Sicignano è diretta: “Arriva dal passato”, perché continua “le cose che non chiariamo non le risolviamo mai”; l’unica possibilità che resta, per proseguire il viaggio, è quella che contempla la disponibilità ad aprirsi   all’altro.

Nell’evoluzione del racconto si alternano, nello stile della Sicignano, prosa e poesia, e proprio in quest’ultima si riversa l’emotività che conferisce intensità all’anima dei personaggi che liberi fluttuano nel proprio magma interiore.

“Posso solo sederti accanto e piangere con te, mentre ci domandiamo per l’ennesima volta: perché è così?” È questa la massima di David Grossman, scrittore israeliano contenuta in “Che tu sia per me il coltello”, scelta per introdurre il lettore nell’emozione che solo la scrittura riesce a rivelare.