La Riflessione: Manduria, i 12enni della società dell’indifferenza.

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Quando la cronaca purtroppo ci porta a conoscenza di storie come quella di Manduria, dove protagonisti di vessazioni e violenza contro un 66enne con problemi psichici, sono un branco di ben quattordici minorenni, là le domande che ci poniamo sono tante e probabilmente quelle che qualcuno avrebbe dovuto porsi molto prima. Come fanno quattordici famiglie che moltiplicati per due figure genitoriali, a non venire mai a conoscenza di un benchè minimo gesto fuori luogo dei figli? E non si parla di una metropoli ma di un piccolo paese. Quindi vuol dire che il peggior male è l’ indifferenza, la voglia di non agire o ancor peggio quel pensiero che dice: sono ragazzi, non fanno nulla di male. Ma questi bravi ragazzi, invece, da ben 7 anni, dal 2012, compivano atti di estrema violenza, bullizzando il 66enne, che ormai negli ultimi tempi si era chiuso in casa per paura del branco.  Tutte le sevizie e i raid contro l’uomo, filmati e condivisi su whatsapp. Gli spunti di riflessione sono numerosi, ci chiediamo: come sia possibile che 14 cervelli siano tutti sintonizzati su un canale sbagliato? Come sia possibile che nessuno tra questi  ragazzi abbia mai vissuto un senso di colpa? Che nessuno di loro abbia mai provato un sentimento di empatia? Principalmente restano i dubbi che tutto si sia svolto in un clima di profonda omertà. Questo perché ormai siamo tutti indifferenti a ciò che ci accade intorno, forse anche assuefatti da questi gesti di violenza. Perché la maggior parte di questi ragazzi, ma anche tanti adulti ha esempi che prevalgono tipo da reality dove la gente usa violenza come pane quotidiano, ai quali non provoca nessuno sconvolgimento trovarsi di fronte a richieste di aiuto non ascoltate, che trova normale la violenza verbale di un giovane contro un anziano o un litigio o un accoltellamento di due persone in pubblico, ma che sentr più importante firmarlo e postarlo sui social. Quindi, sapere di questi accaduti non li ha allarmati, ma li ha piuttosto fatti sorridere di quegli scherzi da ragazzini. Ed ora dopo la morte dell’uomo sono tutti complici, e più
degli stessi ragazzi. Perché non si sono mossi in tempo per insegnare a questi ragazzi cosa significhi essere uomini, nel vero senso della parola.