Un libro ambientato a Nocera per raccontare il dolore delle donne

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In un condominio due persone s’incontrano e l’arte fa il resto… è quello che è capitato a Sabrina Lenzini e Marcello Morgera, coautori del libro “Una donna tra due mostri”, Gruppo Albatros.

Nella sala della Biblioteca comunale di Nocera Inferiore la Regista teatrale Simona Tortora, ha moderato la presentazione dell’Opera Prima, patrocinata dal Comune, dei due intimiditi ed emozionati scrittori.

La storia narrata affronta il tema della violenza sulle donne, anche se vari sono i filoni attraverso cui la trama si consuma e introduce il lettore in una gamma di aspetti che spronano alla riflessione.

La protagonista Fulvia Caputo risiede a Nocera, la sua è una famiglia semplice nella quale i rapporti sono forti e tenacemente preservati.

È una donna solida, una scultrice e non è un’ingenua, eppure cade nella tela del ragno più pericoloso, che riesce, inizialmente, ad ammaliarla con i suoi modi gentili per indurla a sposarlo, per poi spogliarla di tutte le certezze conquistate nel corso del tempo.

L’uomo capace di realizzare tutto ciò, è Walter Bruni, figlio prediletto di Rita, donna snob che attraversa la vita con l’alterigia di chi è partito dal basso della scala sociale, decisa a voler dimenticare i pioli che introducono a quelli posti in alto e che risultano essere i più faticosi.

Rita cresce il figlio alimentando il suo ego in modo spropositato, l’amore non rientra nel bagaglio da cui partire per procedere nell’esistenza, né tantomeno ne rappresenta l’obiettivo. Sono loro la vera coppia coniugale, dalla quale è estromesso il reale marito- padre. Fino a quando?

Walter considera la ricchezza che lo circonda il passe-partout per concedersi tutto a danno di chiunque e, come ha sottolineato la psicologa Carmela Falcone, incarna il profilo dell’uomo abusante per antonomasia.

Nella prefazione al libro, letta dall’attore Giuseppe Citarella, gli autori concedono la parola proprio al mostro-gentiluomo Walter che chiede al lettore: “Che cosa vogliono le donne?… Tutto e niente”, risponde con la sicumera dei giustizieri e continua la sua folle arringa, rimarcando la necessità di piegare la volontà femminile, perché solo in questo modo le donne, costrette all’impotenza, potranno sperimentare la felicità.

Com’è possibile che una donna strutturata come Fulvia rinunci a sé stessa senza remore? Com’è possibile naufragare in balia di un persecutore senza tentennamenti?

È proprio in quella relazione che Fulvia comincia ad indebolirsi psicologicamente e, successivamente, continua ad oscillare tra la consapevolezza dell’insostenibile situazione e il non voler ammettere di aver fallito, di fronte alla famiglia d’origine; inizia così a giustificare il comportamento del suo carnefice.

Le azioni di Walter tendono ad allontanare Fulvia dalla sua famiglia e, come sottolinea la Tortora, a privarla del faro che la famiglia rappresenta e a renderla una preda facile, ma la vita è il frutto di un insieme di relazioni che possono cambiarne il corso.

Un libro scritto a quattro mani, un uomo e una donna, capaci di costruire l’equilibrio perfetto in un appuntamento con la creatività quotidiano, per ripercorrere la storia nocerina che si dipana nella strada del percorso della Salute, e che si sposta nelle limitrofe città di Napoli e Salerno per ricordare che nulla può considerarsi immutabile.