Fabbrocino, il boss tra passione per il ragù e la cella di Maradona

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È morto a Parma il boss Mario Fabbrocino, detto ‘o gravunaro, ma anche il “boss dei due mondi” per i suoi spostamenti in Sudamerica e i rapporti con i clan dell’altro continente, in particolar modo argentini. Mario Fabbrocino era l’erede del boss Carmine Alfieri ed è stato il grande nemico di Raffaele Cutolo. C’era lui dietro l’assassinio di Roberto, figlio del boss della Nco. Ma le vicende di Mario Fabbrocino, incontrastato capostipite del clan dell’area vesuviana, in particolar modo di San Giuseppe, si intrecciano anche con Castellammare di Stabia. Infatti, fu proprio un personaggio di Castellammare, tale Ferdinando, a trasmettere il suo messaggio all’interno dei padiglioni Torino e Venezia del carcere di Poggioreale del 2005, quando fu arrestato; il messaggio, rivelato dal pentito Maurizio Ferraiuolo, era quello che dopo l’arresto del 2005 i suoi sodali dovevano arrangiarsi da soli. Fabbrocino fu scovato in Argentina il 3 settembre del 1997, a pochi chilometri da Buenos Aires e fu rinchiuso in una cella che pochi giorni prima era stata occupata da Diego Armando Maradona. Nel 2001 estradato in Italia dove trascorse 4 anni tra carcere, obbligo di firma e latitanza fino al Ferragosto 2005 quando fu fermato in una villa alla periferia di San Giuseppe Vesuviano, grazie a un’intercettazione nella quale si cercava di fare il ragù perfetto per il boss ospite a pranzo. Nel 2006 fu condannato per gli omicidi di Salvatore Batti e di Roberto Cutolo con una condanna da fine pena mai.