Nocera Inferiore: la Lettera Pastorale del Vescovo e la scelta tra “Tu solo hai parole di vita ” e “Non lo conosco”

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Scegliere tra “Signore, da chi andremo, tu solo hai parole di vita eterna” oppure “Non lo conosco”. Parole forti ed intense, a pochi giorni dalla Pasqua, scelte del Vescovo Giuseppe Giudice per presentare la Lettera Pastorale dal titolo I Cortili dell’Evangelizzazione, dove cortili richiama al senso buono e storico del termine, quando il cortile era aggregazione in senso totale. “Svegliamoci un pò – esorta il Vescovo – viviamo in una società post moderna e post cristiana. Dobbiamo annunciare nuovamente il Vangelo, con stile samaritano, un inno alla speranza. Abbiamo visto tutti che Parigi brucia. Ma quante realtà bruciano intorno a noi e nemmeno ci accorgiamo? Sta bruciando il cuore cristiano dell’Europa”. Parla di come intende l’evangelizzazione dei tempi moderni: “Gli impianti pastorali, le processioni, non reggono più. Bisogna gettare nuovamente il seme del Vangelo, la fiducia va riposta appunto nel seme non tanto nel seminatore”. Lo spunto dai cortili: “Oggi si costruiscono case per non essere abitate, case dormitorio e basta. I cortili davano l’idea di una relazione reale, invece i nostri tempi sono rovinati dal virtuale, non abbiamo più il tempo per l’altro in carne ed ossa. E dal virtuale giudichiamo, emettiamo sentenze. Ad esempio i commenti sul gesto di Papa Francesco che ha baciato i piedi ai grandi del Sudan, come fece Paolo Vi nel 1975 con Melitone di Calcedonia, l’ironia e la presa in giro su un gesto vero di umiltà e di fratellanza”. Riflette sulla Visita Pastorale che concluderà nel 2020: “Il Vangelo non cambia, cambiano le situazioni, oggi viviamo una realtà complessa. Capita anche che associazioni varie si sono impossessino delle nostre cose, svuotandole del mistero e pensando solo al profitto. E poi c’è lo sfacelo della famiglia, ce ne accorgiamo in tanti modi, anche dalle leggi pensate o emanate”. Il rimedio ? “Il Vangelo prima di portarlo agli altri deve albergare nei nostri cuori, abbiamo bisogni di testimoni di veri e non di professionisti. Altrimenti faremo come Pietro, nei nostri cortili risponderemo “Non lo conosco”, invece proviamo ad immaginarci come tanti discepoli di Emmaus, intristiti dopo la cronaca e la festa, che però incontrano Cristo e pronunciano “Ci ardeva il cuore”. Come scrive il sociologo Garelli, dobbiamo capovolgere l’attuale andamento, caratterizzato dalla forza della religiosità e della debolezza della fede”. La Sosta Ecclesiale di Giugno sarà dedicata proprio alle riflessioni sulla Lettera Pastorale. A fine aprile, invece, il Discorso alla Città verterà sul tema del Lavoro.