PELLICOLE DOC -Colazione da Tiffany

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Un classico della commedia americana, ma con tanti valori aggiunti, a cominciare da Truman Capote, autore del romanzo. Il film ha ottenuto 5 candidature e vinto 2 Premi Oscar, ha vinto un premio ai David di Donatello, in Italia al Box Office Colazione da Tiffany ha incassato 277 mila euro. Nei decenni la magia continua ad essere dispensata. A cominciare da Audrey Hepburn, nevrotica e insicura, da proteggere e scusare. Un personaggio certo datato, ma trasferibile decennio dopo decennio anche ai caratteri contemporanei, dove vale più che mai lo smarrimento e la ricerca di un’identità. C’è poi la canzone Moon River di Henry Mancini, diventata uno dei grandi temi abituali del cinema, sempreverde, appunto, e frequentatissimo. Hepburn, davvero una delle attrici e dei personaggi più significativi del cinema, capace come nessuna mai di dettare mode e comportamenti e sogni.

Il romanzo uscito nel 1958, ci racconta la vita della bella Holly, l’esempio più calzante interpretato da Audrey. La tipica ragazza sola, sognatrice e cinica abbandonata che ha bisogno di aiuto e protezione, una persona insicura che alla fine bisogna anche capire. È un personaggio che va al di là del tempo e può essere trasferito anche ai giorni nostri, perché in fondo ancora oggi nella società si va alla ricerca della propria identità. L’opera ispirò l’omonimo, famosissimo film, uscito a tre anni dalla pubblicazione del romanzo. Nonostante molti aspetti vennero modificati e livellati nella versione cinematografica, tra cui anche il finale diverso rispetto alla versione di Capote, il film viene oggi considerato uno dei più amati e famosi del secolo scorso.

Una delle più belle citazioni tratte da Colazione da Tiffany.

“L’aprile non mi ha mai detto gran che, è l’autunno la stagione del principio, la primavera: e io sentivo tutto questo mentre sedevo con Holly sulla balaustra del portico del capannone per le barche. Pensavo al futuro, e parlai del passato. Perché Holly voleva sapere qualcosa della mia infanzia. E mi raccontò la sua, ma era qualcosa di misterioso, senza nomi, senza luoghi, una ricostruzione impressionistica: pure faceva un effetto molto diverso da quello che ci si poteva aspettare, perché Holly dava un resoconto quasi voluttuoso di nuotate estive, di alberi di Natale, di graziosi cuginetti e di feste: in altre parole, un modo felice di una felicità che non era la sua, e mai, certo, l’ambiente di una bambina che era dovuta fuggire. Non era vero, domandai, che aveva dovuto badare a se stesa da quando aveva quattordici anni? Si grattò il naso. ‘È vero. Non è vero il resto. Ma sul serio, tesoro, mi hai fatto una tale tragedia della tua infanzia che non me la sono sentita di competere con te.'”