La Riflessione: Quando la violenza è doppia, si usa in video per scagionare senza pensare alla vittima

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Scarcerato anche il terzo presunto stupratore della ragazza nella Circimvesuviana a Napoli. Il reato non sussiste, in quanto visionati i filmati delle telecamere a circuito chiuso, la ragazza esce dell’ascensore in uno stato ” di visibile tranquillità”. Nella disquisizione dei giudici viene riportato ciò:  “l’atteggiamento della giovane, soprattutto nei momenti successivi a quella che è stata denunciata come un’efferata violenta sessuale di gruppo , appare a chiunque esamini il filmato in totale contrasto con un’esperienza di elevata traumaticità e drammaticità vissuta pochi attimi prima. Finendo per screditare anche l’eventualità di un dissenso sopravvenuto nel corso del rapporto”.
Lungi dal voler istigare un contraddittorio su tali affermazioni, ma nasce comunque la volontà di porre alcune riflessioni.
Viviamo in una società talmente basata sull’ osservare da obiettivi di qualsiasi specie che la presunta prova che scagiona dal reato è un video, che sicuramente ha valenza giuridica, in quanto girato negli attimi successivi all’accaduto, ma, se mi permettete la domanda, fatta da chi i comportamenti e gli atteggiamenti li studia ogni giorno,  come si può definire uno stato d’animo, un atteggiamento, appunto, di una persona che si presume abbia subito violenza? Siamo tutti uguali? Reagiamo tutti allo stesso modo? E soprattutto, quello che è stato dato come aggravante della finta denuncia di stupro, ossia lo stato psichico alterato della ragazza, non potrebbe essere probabilmente ciò che comporta un tale modo di reagire? Si è considerata la variabile “senso di colpa”, instillato per giunta in maniera subdola dai tre che conoscevano e avevano scelto intenzionalmente la vittima?
Mi spiego meglio: se mi tagliassi un dito e vedessi del sangue, io sverrei. Conosco chi, invece, tagliandosi reagirebbe ridendo e chi resterebbe impassibile. Quindi, mi verrebbe da pensare che il riesame dia per scontati “atteggiamenti” a diversi tipi di reati, e  reazioni a determinate vittime. Magari, il cosiddetto “criminale” dovrà avere tratti somatici ben distinti, praticamente alla stregua della teoria Fisiognomica di Lombroso. Ovviamente questa è una provocazione fatta da una sociologa che sa che fortunatamente questa teoria è sorpassata e oggi esistono metodi più avanzati che non si soffermano alla struttura della fronte, ma tutto ciò per dire che ci piacerebbe anche che, quando si giudica la vita di una persona, si riprendesse anche un altro metodo, probabilmente datato,  ma pensiamo efficace: quello di guardarla negli occhi, di capirne i movimenti nell’ ambiente, di osservarla senza filtri e quindi capirne realmente l’atteggiamento.