‘Na tazzulella ‘e café: la banalità del male

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L’8 marzo è una data importante. Ma qui parliamo di un altro 8 marzo. Quello del 1983, quando il presidente statunitense Ronald Reagan chiama l’Unione Sovietica l’impero del male. Sembra archeologia politica oggi, visti gli eventi seguenti che hanno rivoluzionato la storia ma anche la geografia. Ma che cos’è il male? Proviamo a definirlo con le sempre attuali parole di Hannah Arendt. Fu negli Stati Uniti che scrisse, a partire dal processo contro il generale nazista Eichmann, la sua opera più famosa: La banalità del male. “Quel che ora penso veramente è che il male non è mai ‘radicale’, ma soltanto estremo, e che non possegga né profondità né una dimensione demoniaca. Esso può invadere e devastare il mondo intero, perché si espande sulla superficie come un fungo. Esso sfida come ho detto, il pensiero , perché il pensiero cerca di raggiungere la profondità, di andare alle radici, e nel momento in cui cerca il male,  è frustrato perché non trova nulla. Questa è la sua ‘banalità’. Solo il bene è profondo e può essere radicale”.