Inaugurazione della Camera civile di Nocera Inferiore con un convegno a Nocera Superiore, fortemente voluto dall’amministrazione Cuofano, che ha preceduto da vigilia il fatidico 8 marzo. Tema scottante, di eterna attualità purtroppo. Donne e diritti, la rivoluzione incompiuta. Introduzione di Veronica Avella, relazioni Anna Cavaliere e Gustavo Denise. Scriveva Mao che la rivoluzione non è un pranzo di gala; non è un’opera letteraria, un disegno, un ricamo; non la si può fare con altrettanta eleganza, tranquillità e delicatezza, o con altrettanta dolcezza, gentilezza, cortesia, riguardo e magnanimità. La rivoluzione è un’insurrezione, un atto di violenza con il quale una classe ne rovescia un’altra. Si può ben adattare, magari sostituendo, nel caso della rivoluzione al femminile, un altro concetto o simbolo a quello di classe. il genere. I diritti per le donne costano il doppio o il triplo in atti rivoluzionari. Non è il femminismo stile Facebook che li aiuta a conquistare. Non è una sorta di bipolarità tra pensiero e azione, tra ciò che si scrive o si dichiara e il come si vive ad aiutare a conquistare diritti. Rivoluzionarie ogni giorno essendo semplicemente sè stesse. Madri, figlie, compagne, sorelle, mogli, amiche. Certo c’è tanto da migliorare nell’applicazione delle leggi o addirittura da rifare oltre che da riscrivere, leggi spesso figlie di mentalità ataviche e distorte. Il tempo del lavoro e della famiglia, la maternità che deve associata alla paternità per arrivare alla genitorialità, la conquista di spazi veri, di posti di comando spesso meritati ma non riconosciuti. Però il destino delle donne è essenzialmente in mano alle donne stesse, che peggiorano la situazione quando si muovono da uomini o cercano la guerra al posto dell’affermazione di diritti e idee. Muoversi da uomini è il peggior regalo al maschilismo.
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